Chi sono

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Chi sono

È difficile parlare di sé, recita il titolo di un bellissimo libro pubblicato da Einaudi nel 1999: sono parole di Natalia Ginzburg, una delle grandi scrittrici del nostro ‘900; il libro è un’intervista a più voci al cui centro è quella di Natalia, all’epoca già scomparsa.

A questa stessa difficoltà sembra richiamarsi il noto editore di Adelphi Roberto Calasso il quale, nel volume Cento lettere a uno sconosciuto, raccoglie altrettanti risvolti di copertina da lui scritti nel corso degli anni. Intese come vere e proprie missive al lettore, i risvolti sono, per chi li scrive, un modo di rivelarsi: corrispondenti ad opere personalmente selezionate, denotano la loro importanza e significato in un percorso intimo segnato da una vocazione. Ma, come già la celebre autrice di Lessico famigliare, anche Calasso sceglie un modo indiretto per parlare di sé.

E ancora: nel primo capitolo di Benevolenza cosmica, romanzo d’esordio di Fabio Bacà pubblicato nel 2109, si trovano le parole “Halliwell era il mio medico personale da cinque anni. Durante tutto questo tempo aveva opposto al riserbo da me esibito sugli aspetti fondamentali della mia vita privata un ostinato libertinaggio espressivo su ogni dettaglio della sua”.

Insomma, dai classici all’era dei social, ad alcuni risulta difficile raccontarsi mentre per altri è un gioco da ragazzi. Eppure, in un modo o in un altro, tutti finiamo per farlo; lo dimostrano la quantità di tweet lanciati ogni decima di secondo tra sconosciuti, nonché il numero di libri che continuano ad essere pubblicati.

Ecco allora l’ennesima presentazione tra le tantissime che appaiono nel web.

Mi chiamo Ludovica Valentini

Mi chiamo Ludovica Valentini e sono un’insegnante che si occupa di persone e di libri attraverso il Club di Lettura “Se Una Notte..”.

Come si cresce in una casa dove i libri sono ovunque?

Forse toccandoli e disordinandoli finché si è piccoli, poi seguendo col dito le immagini di qualche storia infantile e infine scoprendo nei libri degli amici e imparando a far tesoro della loro compagnia.

Anche a me è andata all’incirca così: ho disordinato scaffali, ho fatto cadere volumi ponderosi ed edizioni tascabili dai comodini dei “grandi” e ho persino strappato qualche pagina del patrimonio familiare, sventolandone brandelli davanti ai miei costernati genitori. Per fortuna loro e mia, a un certo punto è cominciata una nuova era: ho imparato a leggere e i libri sono diventati degli amici.

Tra le tante storie che incontriamo, alcune hanno il potere di ispirarci, richiamandoci verso un mondo cui sentiamo di appartenere. Per tutte (e so di coincidere con un’opinione diffusa) citerò Il barone rampante, meravigliosa favola arborea scritta da Italo Calvino e pubblicata da Einaudi nel 1957.

Non conosco nessuno che non abbia amato le avventure del giovane baronetto Cosimo Piovasco di Rondò il quale, ribellandosi al padre, si arrampica su un elce, decidendo poi di restarvi. Grazie a lui la mia fantasia ha vissuto ore luminose e felici, e benché da ragazzina non abbia scalato troppi alberi, l’immaginazione si è fatta strada senza difficoltà tra «biforcazioni, lobi, spiumii» fino a scoprire lembi di cielo e nuovi orizzonti.

Il barone rampante per me

A questa favola devo però molto di più: in primo luogo mi ha aperto all’universo letterario, intendendo con ciò non solo l’avventura di leggere ma anche quella, altrettanto gratificante, di scrivere. Tutti ricordano che, se Cosimo si aggira tra i rami, è Biagio, il fratello minore, a narrarne le prodezze: suo è il racconto dell’epopea di Ombrosa, terra verdeggiante in cui si svolge la storia, e suo è il «filo d’inchiostro» che corre sulla pagina, celebre omaggio di Calvino alla fantasia e all’immaginazione.

Inoltre, rilette più volte nel corso degli anni, le magnifiche descrizioni delle foglie, delle terre digradanti verso la costa e delle «verdi cupole» mi hanno trasmesso un senso profondo della natura, aiutandomi a comprendere la necessità e la responsabilità di preservarla.

Per ultimo, la vicenda di Cosimo mi ha fornito un singolare modello di coerenza: salire (come metafora) su un albero e non scenderne più per il resto dei nostri giorni può comportare delle rinunce, ma è una scelta che ci onora, e soprattutto è possibile.

Riassumendo quanto scritto fin qui: amore per il mondo letterario, per quello naturale (animali compresi) e ricerca di autenticità – questi i valori che mi hanno guidato nel corso degli anni. Se in occasioni sono venuta meno al loro richiamo, la vita mi ha rimesso in carreggiata con le sue lezioni, e gliene sono riconoscente.

Le «verdi cupole» del barone rampante.

Osservando la lettura da vicino

Per molti leggere fa parte dell’esistenza, e la mia non ha fatto eccezione: i libri hanno animato le conversazioni in famiglia, quelle a scuola e al liceo con compagni ed amici, poi all’università e oltre.

Questo, nel tempo, mi ha portato ad osservare la lettura da vicino, guidandomi verso una scoperta certamente non nuova, e cioè che il piacere di leggere aumenta quando è condiviso.

Se la lettura è di per sé un’esperienza importante, ancor più lo è la possibilità di trasmetterla: comunicare con altri, ascoltare o citare quella frase, quell’immagine, il guizzo che ci diverte o ci scuote, il passaggio che illumina, la parola che ispira e persino quella che profetizza, indicando un destino di cui serberemo memoria.

Chi ha fatto l’insegnante sa che buona parte del lavoro di classe consiste nel facilitare lo scambio e la discussione di gruppo. È stato svolgendo il mio lavoro, quindi, che ho avuto l’idea di partire dai libri per favorire il dialogo tra le persone: un libro fa spesso parlare (a volte per ore), e senza forzature, anzi con levità, discrezione e più di un sorriso, ci si può ritrovare a parlare di sé, come diceva Natalia, ovvero di ciò che si ama, si conosce e si cerca; mentre l’editore Calasso, il quale, in posizione centrale tra i suoi cento risvolti di copertina, inserisce Il libro degli amici di Hugo von Hoffmansthal, ci rivela come riflessioni provenienti da voci diverse possano contribuire a creare tra le persone un tessuto di profonda affinità.

Perugia, la bellissima città dove ho studiato.

Nel 1993 ho preparato una lista di letture ed ho organizzato le prime riunioni tra gruppi di lettrici e lettori che si incontravano periodicamente per parlare insieme del libro del mese.

Era nato il Club di Lettura “Se Una Notte..”.

Il nome, com’è evidente, si ispira al libro di Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore, narrazione in cui trovano posto le vicende di una lettrice e un lettore che, come vuole ogni buona storia, finiscono per incontrarsi.

La mia formazione

Ho una Laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne conseguita all’Università di Perugia, Italia, e un Master’s Degree in Italian Studies (Lingua e Letteratura Italiana) ottenuto negli USA presso la Florida State University, considerata una delle venti migliori università pubbliche degli Stati Uniti. Tra le due formazioni accademiche, anni di letture e di lavoro in cui mi sono dedicata prevalentemente all’insegnamento della lingua e cultura italiana a studenti stranieri. Ho insegnato presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona e presso altre istituzioni private e pubbliche della città, tra cui la rete delle Biblioteche Municipali con cui tuttora collaboro per la diffusione della lettura.

Alla Florida State University con una della mie classi, cane compreso.

Negli anni, attraverso una molteplicità di incontri e di letture condivise sia come insegnante che come lettrice, ho imparato ad apprezzare opinioni anche contrastanti sul medesimo tema od autore. L’avventura di leggere mi ha arricchito di punti di vista nuovi aiutandomi a conoscere meglio me stessa. Tuttora, con la loro varietà, i libri mi insegnano a comprendere scelte diverse dalle mie invitandomi a guardare oltre l’abitudine, l’ideologia e il pregiudizio fino a riconoscermi nell’esperienza degli altri.

E il viaggio continua

Chiudo questa pagina personale con una nota per chi, arrivato fin qui, fosse ancora curioso: a distanza di tempo da quelle ore felici, Il barone rampante continua a dilettare le mie giornate: con Cosimo m’inerpico nel fogliame, incontro lettori, divoro capitoli. Poi scorgo Biagio: allora scendo e mi siedo a scrivere.

Ludovica