Bologna, l’università, lo sballo: “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli

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Bologna, l’università, lo sballo: Altri libertini, di Pier Vittorio Tondelli

Bologna, gli anni dell’università e dello sballo per gli Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli, contro-modelli di una generazione

Pier Vittorio Tondelli (1955-1991), scrittore nativo di Correggio, in Emilia-Romagna, ci ha lasciato opere che hanno contrassegnato i modi, la ricerca, le proteste e i deragliamenti di una generazione. Con il Club “Se Una Notte..” sono state letti e discussi Rimini (1985), Camere separate (1989), e prima ancora, il celeberrimo Altri libertini, pubblicato nel 1980, che inizialmente fu censurato ed ebbe poi un grande successo. Nelle pagine di questo romanzo fatto di racconti – «romanzo a episodi», lo definì l’autore – troviamo il mondo giovanile degli anni ’70, con particolare attenzione alle tematiche dell’autocoscienza femminile, che allora si sviluppava in Italia, e a gruppi storicamente emarginati quali i collettivi gay e trans. Oggi se ne parla con assai maggiore equità, ma allora scrivere di questi argomenti era un atto coraggioso. Tondelli, innovatore nella sua prosa, è altresì profetico in un altro ambito socialmente scottante e tristemente drammatico: la droga.

Nelle pagine spesso crude dell’autore, si avverte la parabola discendente in cui caddero molti e dalla quale spesso non vi è ritorno. Di fatto, potremmo dire che i racconti che compongono Altri libertini possono considerarsi un percorso a ritroso nel tempo e nelle esperienze: il primo racconto, dal titolo tristemente ironico di «Postoristoro», indicante l’onnipresente bar di tante stazioni, è infatti il punto d’arrivo – ossia terminale – di un tossicodipendente giunto ormai alle più strenue, desolanti condizioni mentali e fisiche. Così come «Autobahn», racconto che chiude il volume, narra di quella voglia tutta giovanile di partire lasciando dietro di sé la provincia e l’Italia per raggiungere il Nord, mentre si sogna l’avventura rollandosi uno spinello. Un ritratto appassionato e sapiente, preveggente nei suoi contenuti, che vengono offerti al lettore con grande immediatezza di linguaggio, affinché il lettore stesso, ascoltando e seguendo quei personaggi, possa comprenderne i sogni, le sventatezze e le tragedie.

Riproponiamo qui alcuni brani tratti dal racconto intitolato «Viaggio», dove si mostra la precaria vita studentesca di due amici che condividono un appartamento a Bologna. Proprio la sede della più antica università d’Europa diviene, nelle pagine di Pier Vittorio Tondelli, teatro delle lotte giovanili e dello sbando di alcuni. Siamo nei primi anni ’70: nel racconto si fa menzione del regime dei colonnelli in Grecia, che cadde nel luglio del 1974.

Quando torniamo in Italia ci iscriviamo Gigi ed io all’università, a Bologna. Affittiamo una stanza con uso cucina da una signora anziana che occupa un’altra camera sul lato opposto dell’appartamento, fuori porta Saragozza. Lo stabile è dello Iacipì e la nonna, a rigore, non potrebbe subaffittare visto che la casa l’ha gratis, così siamo costretti a contrabbandarci per nipotini suoi con tutti gli inquilini e con l’ispettore del comune. Sullo stesso pianerottolo sta un vecchietto e anche lui ha studenti, il greco Grigorys che fa ingegneria ed è un fuoriuscito che a quei tempi là c’erano ancora i colonnelli. con Grigorys ci si trova qualche sera che nevica a tirare una briscola, i vecchietti contro noi due, ma se la vincono sempre loro perché il greco è proprio negato a giocare alle carte eppoi c’è il fatto che non vuole imparare tutti quei segni di bocca e strizze di naso e slumate d’occhi per indicare re cavallo regina e fante e non si può mica comunicare senza i segni, cosa che sanno invece benissimo gli avversari che guardarli giocare sembra di stare al cabaret. Così perdiamo una partita sull’altra ma son sconfitte queste che non lasciano traccia, nemmeno nel portafoglio perché i vecchietti giocano cinaquanta lire ogni tre punti e così, se va proprio male, al massimo lasciamo sul tavolo l’equivalente dell’autobus. Quando poi i colonnelli vacillano e cascan nella polvere altri patrioti vengono da Grigorys e per molte notti c’è festa grande con tutti gli abitanti dello stabile e si ride e si balla con tutti i fuoriusciti al quinto piano dello Iacipì.

Noi però resistiamo novembre e dicembre e un po’ di gennaio, poi subaffittiamo a due pesaresi per conquanta carte come tangente. L’affitto è di venticinquemila mensili, più una quota per il riscaldamento e il gas. La nonna è contenta dei pesaresi perché sono ordinati e tengonoi capelli corti e non fanno chiasso tutti i santi giorni come invece facevamo noi che allora imparavamo a suonare la chitarra e il flautodolce e si riusciva benemale a fare tutto Viva Chile degli Inti Illimani. Si trova poi casa, una bella casa, dietro Piazza Maggiore dal gennaio. La lasciano tre ragazze che sono passate a psicologia a Padova non resistendo all’ambiente di lettere. Non han voluto tangenti, Gigi ridacchiava dicendo che erano proprio sceme. Il nuovo appartamento è di tre stanze più un salottino e i servizi, così cerchiamo un terzo per dividere le spese visto che la casa sopporterebbe benissimo anche quattro persone, ma tre son sufficienti ad andare avanti ed abbassare di ventimila l’affitto, insomma trentacinque a testa. Naturalmente col nuovo, Luca, è cominciata una storia e Gigi stanco di avere sempre a che fare coi finocchi, ha preso una ragazza e l’ha portata in casa e in quattro l’atmosfera è ancora vivibile però era senz’altro meglio prima, perché la Tony si porta continuamente appresso due stronze che fan magistero e non capiscono letteralmente un cazzo e insomma a marzo è scoppiato con me il gran casino “Tu sei misogino, odi le donne perché le temi”, “c’hai invidia del pene” fino al fatifico “Sei fermo alla fase anale, bella mia” e allora io non ci ho visto più; ho afferrato il volume più pesante del Testut di Luca che fa medicina e gliel’ho sbattuto in testa alla Tony che s’è messa a sanguinare e Gigi ha mollato il cazzotto e sono svenuto. Siamo ritornati in due, Luca s’è disamorato e m’ha lasciato, la Tony è scomparsa, l’affitto è risalito paurosamente a più di cinquanta carte a testa, nel settantacinque non sono pochi soldi, rimaniamo in arretrato, il primo mese non succede nulla, il secondo ce la sbrighiamo con un paio di telefonate io che faccio la cieca di sorrento e Gigi la muta di portici, a giugno ci cacciano i carabinieri proprio quando dobbiamo sostenere gli esami per mantenere quei minimi di soldi che da casa ci passano.

Gigi ha preso a bucarsi e spesse volte lo seguo anch’io.”

Non ancora ventenni, i personaggi di Tondelli sono alle prese con esperienze che ne segnano il destino: la lontananza da casa, la possibilità di vivere pienamente la propria sessualità, la trasgressione fino al consumo dell’eroina, sogni che si aggiungono ai sogni. Tutto il libro, dirompente nella sete di vita dei suoi giovani protagonisti e delle loro voci narranti, è allo stesso tempo un monito profondo su ciò che può attenderci dopo l’illusorio deragliamento, quando, spintici troppo in là nelle nostre scoperte, paghiamo duramente proprio quella libertà cui sentivamo d’avere diritto.

Altri libertini, pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1980, nel 2018 è giunto alla 27ª edizione.

Ludovica Valentini

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