Ritratto semiserio di scrittore, by Gianni Celati (3)

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Ritratto semiserio di scrittore, by Gianni Celati (3)

Si conclude il ritratto semiserio del grande scrittore Tritone nel racconto di Gianni Celati

Si conclude qui il racconto “Un episodio nella vita dello scrittore Tritone”, tratto dal volume Vite di pascolanti, di Gianni Celati (1937-2022). Nelle pagine finali appaiono i genitori dell’autore, mamma e papà Celati, quest’ultimo con una chiara vocazione poetica sacrificata a causa del lavoro in banca. Nel discorso paterno non manca un riferimento a Virgilio Tritone, famoso eppure schiavo anche lui, sottoposto alle esigenze dell’industria culturale.

C’è qualcos’altro che mi viene in mente, e non so ancora come sistemare in questa storia. Mi viene in mente lo stanzone del “Circolo di cultura Fantuzzi”, che a quei tempi era il circolo degli anarchici del quartiere Fantuzzi, presieduto dal signor Di Bago. Là si facevano spesso delle serate danzanti, oppure dibattiti politici in polemica con i comunisti del quartiere Mame. Ma ora ci vedo grandi tavolate, facce ridenti, invitati vestiti da matrimonio. Vedo la signora Flora, guardarobiera dell’Albergo del Leon d’Oro, che a suo tempo aveva aiutato la Rossana Mussetto. Poi vedo il rottamaio Tarattis, e il postino Bisceglie, e l’apprendista fornaio Mengoli, soci fondatori del circolo anarchico Fantuzzi, assieme al barista Di Bago e al meccanico Zanini. Poi qui c’è un signore con la testa pelata che si alza a fare un discorso sulla felicità dei coiniugi, la quale sarebbe portata dai figli, secondo lui. Tutti applaudono, alzano i bicchieri, lanciano auguri agli sposi. E io mi chiedo: ma chi si sposa? E perché mi sembra una di quelle tavolate dei tempi in cui c’ernao ancora gli eroi, e ognuno faceva parte di un popolo di eroi?

Nel tavolo centrale ora vedo uno che conoscevo ai tempi del mio liceo: un giovanotto calvo di nome Fregatti, venditore di anticrittogamici. È lui lo sposo, mentre la sposa è la rossana Mussetto di Villa Peruzzi. Eccola dunque qua, dopo tanto tempo! Ma dov’era andata a finire? Nella mia visione vengo a sapere che Rossana ha fatto per anni la barista nel bar davanti al macello comuncale, fin quando il calvo Fregatti non le ha proposto di sposarlo. È una ragazza spigliata che mi piace molto, e ora sta parlando con mia madre, seduta accanto a lei.

Poi si alza in piedi mio padre a recitare un augurio che ha scritto lui stesso, un augurio rivoltao alla sposa, con parole così belle che tutti restano incantati. Mio padre spiega che il suo sogno sarebbe stato di vivere ocn le opere della sua penna, e non fare lo schivo di Babilonia per gli sfruttatori delle banche. Ma poi aggiunge che non se la sentirebbe di vivere come quel povero Tritone che deve scrivere un romanzo all’anno, perché lui (qui mio padre si tocca il petto) scrive soltanto quando “amor gli spira”. Tutti lo applaudono calorosamente, e il postino Bisceglie, il rottamaio Tarattis e l’apprendista fornaio Mengoli, aggiungono saluti di trinfo gridando: «Bravo signor Celtai! Così si parla! Abbasso gli sfruttatori delle banche!» Allora vedo mio padre che è preso dalla commozione e ha quasi un singhiozzo in gola.”

Si conclude così il racconto. Ne abbiamo riprodotto alcuni brani in omaggio allo scrittore, scomparso all’inizio di quest’anno. La bellezza di Vite di pascolanti risiede anche nella filigrana che unisce immaginazione e rievocazione, con le figure dei compagni di scuola, delle vie della città, della piazza e della stazione, dei caffè, delle sale culturali, dei circoli anarchici e, particolare bellissimo, con la presenza della madre e del padre dello scrittore nella pagina finale del libro.

La sorridente ironia di Gianni Celati ci ricorda il vero valore delle cose di contro all’ansia di successo e di fama che spesso caratterizza le nostre vite; a ben guardare, sono anch’esse vite di pascolanti, semplici esistenze dove non succede granché. Un ringraziamento sincero all’intelligenza di Celati e al suo umorismo, che ricorderemo e riprodurremo ancora in questo blog.

Vite di pascolanti è stato pubblicato da Nottetempo nel 2006.

Ludovica Valentini

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