Ritratto semiserio di scrittore, by Gianni Celati

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Ritratto semiserio di scrittore, by Gianni Celati

Un ritratto semiserio di scrittore appare in Un episodio nella vita dello scrittore Tritone, di Gianni Celati (1937-2022)

Il 3 gennaio di quest’anno ci ha lasciato Gianni Celati, uno degli autori più noti del nostro secondo ‘900. Le sue opere, scelte e commentate anche dal Club “Se Una Notte..”, fanno parte della storia letteraria italiana e, su scala minore ma ugualmente significativa, di quella della nostra comunità di lettrici e lettori.

In ricordo dell’autore, riportiamo qui alcuni brani tratti dal racconto “Un episodio nella vita dello scrittore Tritone”, raccolto nel volume Vite di pascolanti. L’umorismo gentile delle sue pagine, ricche di dettagli sulla vita di provincia, contiene considerazioni sulla fama e il successo concessi ad alcuni di contro ai tanti che rimangono anonimi, come nel caso del padre dell’autore, citato con grazia squisita alla fine del racconto. La storia, che presentiamo qui in stringatissima sintesi, non mancherà di far sorridere – e riflettere – il lettore.

“Al liceo io frequentavo il compagno Malaguti, che aveva letto molti libri più di me ed è stato il primo a parlarmi di romanzi moderni. […] Io e Malaguti parlavamo sempre di romanzi letti, e di romanzi che dovevamo scrivere, e di romanzi che non avevamo letto ma che disprezzavamo per partito preso. Tra quelli che disprezzavamo c’erano i libri del famoso Tritone, romanziere cittadino reputatissimo e molto vantato dal nostro preside Di Cece. […] Molti parlavano di lui come d’un autore classico che sarebbe stato ricordato nei secoli, avendo egli già un posto assegnato nelle storie letterarie della nostra nazione. Aveva scritto ventisette romanzi storici; era stato premiato con sei medaglie d’oro; era rispettato per il suo passato politico; si diceva avesse combattuto alla macchia contro l’invasore tedesco; dovunque era onorato come autore nazionale tra i massimi e persona moralmente integra. Non s’era mai sposato, non aveva procreato figli, soltanto libri, ventisette libri; e avrebbe potuto passare il resto della vita in un pacifico sonno mai turbato da nessun cattivo pensiero, lassù nel suo alto studio a Villa Peruzzi da cui dominava tutta la pianura fino a ***.”

“Tritone aveva appena pubblicato il suo ventisettesimo romanzo storico, nel quale risaliva fino ai tempi dei Longobardi. Pensava fosse venuta l’ora di scrivere la propria autobiografia. Aveva l’idea di intitolarla: Autobiografia d’un uomo. Quel mattino s’era messo in macchina per andare in città come tutti i giovedì, e c’era in giro aria di neve; per strada sfilavano alberi scuri e intirizziti contro un cielo compattamente grigio. Appena arrivato sulla piazza centrale di ***, smontando di macchina ha visto sopraggiungere l’avvocato Annoiati che lo salutava con gesti: «Posso offrirle qualcosa, maestro?» Sono entrati nel Caffè Nazionale e hanno bevuto un aperitivo. Poi l’Annoiati si è scusato perché doveva fare una telefonata, e Tritone è rimasto a guardarsi attorno, con quel sentimento di libera uscita che aveva sempre al giovedì.

Il Caffè Nazionale, pieno di stucchi e dorature, era dominato da una specchiera che correva sul lato del bancone. Sorbendo il caffè i clienti si scrutavano nella specchiera, si osservavano di profilo, si aggiustavano la cravatta, cercavano di vedere se il vestito gli cadeva bene o faceva delle pieghe ineleganti. Poi questi clienti, tutti maschi e benestanti, si voltavano a osservare il passaggio di gente sul marciapiede davanti al caffè. Schierati a guardare attraverso la vetrata, sembrava che sapessero tutto d’ogni donna in transito, o almeno di tutte quelle che avevano l’aria di femmine da corteggiare. […] Ascoltandoli si capiva che ognno di loro sceglieva una di queste donne in arrivo davanti alla vetrata, per dire agli altri che la conosceva benissimo, spesso lasciando intendere che aveva anche goduto dei suoi favori intimi. Era il loro sport, al Caffè Nazionale.

Tritone ascoltava. Come spiega nella Autobiografia d’un uomo, simili spettacoli della vanità umana lo rendevano pensoso, e lo portavano a farsi domande anche su di sé e sui propri libri. Si chiedeva se con i propri libri fosse riuscito a dare una risposta a quel motto dell’Ecclesiaste che dice: “Vanitas vanitatum, omnia vanitas”. Proprio in quel frangente, preso nei pensieri sulla vanità umana nella sala a specchi del Caffè Nazionale, lo scrittore Tritone ha udito dietro di sé una frase che l’ha colpito come una scossa elettrica. Ha creduto di non aver capito bene, allora ha teso l’orecchio, e ha udito effettivamente qualcuno che stava parlando male del suo ultimo libro. La voce stava dicendo: ”È un libro fiacco, noioso, non so chi riesca a leggerlo…»

Tritone era un uomo pieno di vigore, con grossi baffi che denotavano un forte carattere, nessun segno di debolezza. Ma in quel momento s’è sentito vacillare, avvenrtendo un tremore nello sfintere anale che si contraeva con spasmi intermittenti. In vent’anni di carriera non aveva mai udito un solo giudizio sfavorevole sui propri libri. Del resto, non era il suo nome fissato tra i massimi, nelle storie letterarie della nostra patrie? Non era stato egli insignito con sei medaglie d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione? Non riceveva molte lettere di lettori entusiasti? Non gli facevano tutti molte lodi nei salotti come quello dell’Annoiati?

Qui Tritone ha provato un desiderio fortissimo di voltarsi per vedere chi l’aveva criticato. S’è voltato e ha visto che era un giovanetto, un imberbe liceale, con un cappotto all’inglese e una fine sciarpa a quadri (era il mio compagno Malaguti, che stava conversando con quel suo anziano corteggiatore). L’ha colpito soprattutto che quel giovanetto non avesse per niente l’aria da imbecille. Anzi, aveva decisamente un aspetto da ragazzo intelligente. Questo ha finito per demoralizzarlo del tutto. Il tremore nello sfintere anale diventava sempre più forte. Allora è corso fuori dal Caffè Nazionale, senza neppure avvertire l’avv. Annoiati. È rimontato in macchina ed è tornato verso casa, mentre cominciava a nevicare sulle campagne.

(continua)

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