Riepilogo ottobre: “Segreti dei Gonzaga”, di Maria Bellonci

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Riepilogo ottobre: Segreti dei Gonzaga, di Maria Bellonci

Riepilogo ottobre: Segreti dei Gonzaga, di Maria Bellonci

Forse che sì, forse che no.

Motto dei Gonzaga. Citato in Segreti dei Gonzaga, di Maria Bellonci.

Martedi 25 ottobre il Club “Se Una Notte..” si è riunito per commentare la lettura del magnifico affresco storico di Maria Bellonci (1902-1986) dal titolo Segreti dei Gonzaga, pubblicato per la prima volta a Milano nel 1947.

La parola ‘segreto’ proviene dal latino secretum, ossia “in disparte”, “separato dal resto”: tale è stata infatti la condizione dei documenti e carteggi consultati da Maria Bellonci nelle sue ricerche e conservati nell’archivio dello stato gonzaghesco, divenuto in seguito proprietà del Municipio di Mantova.

Erano quei segreti cose che non si dovevano assolutamente sapere? È noto come l’esercizio del potere richieda azioni spesso condivisibili solo con pochi fedelissimi, a volte nemmeno con questi. I segreti dei Gonzaga non fecero eccezione, anche se poi finirono per trapelare e superare i confini della penisola. Siamo in presenza di dinastie che lottano per la sopravvivenza, esposte al rischio di soffocare sotto il dominio dell’impero ispano-asburgico, quello della monarchia francese, o anche quello della Chiesa di Roma, assai potente nei suoi giochi.

Il gruppo ha commentato in vario modo i segreti celati nelle pagine di Bellonci: dal libro emerge in modo particolare la figura di Vincenzo Gonzaga, erede di Guglielmo, che colpisce per la sua sensualità (“voracità sessuale” si è detto in sessione), per l’insofferenza verso la figura paterna e per l’impeto con cui affronta l’avventura bellica, veicolandovi il suo bisogno di affermazione. È stato notato, citando dal testo, che la partecipazione di Vincenzo alle crociate “è come una liberazione dello spirito, non una maturazione.” Una lettrice ha anche ricordato la passione di Vincenzo per le pozioni magiche, la sua ricerca di giovinezza eterna e di vitalità, la credulità di fronte ai maghi, e i viaggi dei suoi emissari nel Nuovo Mondo alla ricerca di un magico elisir di lunga vita e vigore.

Nonostante la difficoltà che la prosa di Bellonci presenta alla lettrice e al lettore, in particolar modo a quelli non di madre lingua italiana, vari sono stati i commenti di vero e proprio godimento: “Mi è piaciuto moltissimo”: “Sembrava un Juego de Tronos, Mantova contro Firenze, o Ferrara”; “Interessante vedere la Spagna nelle vesti di dominatrice straniera”; “Ti senti dentro il libro”; “Molto lunga la storia ma era un’avventura di Salgari”; “La descrizione dei personaggi mi è piaciuta, con i loro difetti e le loro debolezze”.

In effetti, assistiamo alla saga di una dinastia che attraversa i secoli e che qui troviamo nella fase a cavallo tra il ‘500 e il ‘600: le vicissitudini segnalate dai lettori includono la vita opulenta delle corti, i passatempi come la caccia, i viaggi, i festini, e la tendenza alla dissipazione; accanto a queste il mecenatismo, il culto delle arti, l’amore per la bellezza e la ricerca del gusto, come testimoniano le collezioni di dipinti e gioielli di cui si pregia l’estesa famiglia che dominò sulla Mantova rinascimentale e la cui eredità è ancora visibile nelle magnifiche architetture della città.

Varie annotazioni hanno meritato le questioni dinastiche, che del resto costituiscono uno dei “segreti” più incresciosi del lignaggio: tra questi, lo sfortunato matrimonio di Vincenzo Gonzaga con Margherita Farnese, che invece di risolvere un’annosa inimicizia tra due casate rivali costerà a Vincenzo, signore di Mantova, la vendetta di Ranuccio Farnese, duca di Parma. Una lettrice ha sottolineato l’importanza delle figure femminili, come per esempio quella di Leonora, unita a Vicenzo in seconde nozze: “secondo Bellonci, Leonora dirige un’orchestra amorosa di donne” senza però permettere ad alcuna di rimanere unica nei favori del marito, ossia di divenire, per dirla con l’autrice “un assolo“. E la stessa lettrice ha notato come, alla morte di Leonora, avvenuta nel 1611, Vincenzo rimanga totalmente privo di sostegno. Come la Isabella d’Este che protagonizza il bellissimo Rinascimento privato, anche Leonora possiede capacità politiche, è in grado di esercitare il potere e sostituisce Vincenzo in più di un’occasione.

Ma le questioni dinastiche poggiano su un perno fondamentale: la necessità di un erede che garantisca la successione. Per questo il fallimento del matrimonio con Margherita impone a Vincenzo di trovare al più presto un’altra moglie: se i Gonzaga non hanno figli, il ducato di Mantova potrebbe passare al fratello di Guglielmo, Ludovico, e il potere sfuggirgli di mano per sempre.

Nel testo, si è notato, trova spazio la religiosità della Controriforma: si è parlato delle crociate e della Santa Inquisizione, del profondo cattolicesimo di Vincenzo, particolarmente visibile nella parte finale della sua esistenza – il duca morirà il 28 febbraio 1612 – nonché di quello di altri personaggi della storia, compresa la stessa Margherita Farnese la quale, dopo il fallimento del matrimonio con Gonzaga, seguendo una consuetudine secolare sceglie la via del convento. E appaiono figure come il cardinale Federico Borromeo.

Si è detto giustamente che il libro offre un ritratto dell’epoca barocca anche nelle sue tinte più fosche – la guerra, la violenza, le torture, i tradimenti, le pestilenze, le malattie, i pericoli – mostrando la difficoltà di vivere in un momento travagliato della Storia; vediamo le grandi potenze europee premere su territori come Mantova, Parma, Ferrara, impedendo loro di crescere:

[…] nemmeno il riscatto di Sabbioneta passata per eredità femminile ai duchi di Mondragone, Vincenzo riesce ad ottenere, nemmeno il piccolo feudo di Correggio; e invano ha raccolto il progetto di Guglielmo, di riunire sotto una sola signoria i piccoli feudi nei quali è frantumata la terra mantovana. […] la Spagna non permetterà mai né a lui né ad altri, un consolidamento e un ingrandimento di territorio che possa essere inizio di potenza italiana.

Le vicende gonzaghesche permettono invece a Bellonci di mettere in luce la questione storica fondamentale dell’Italia, ossia l’impossibilità di un’unità politica della penisola, che dopo la digregazione dell’impero romano conoscerà per secoli il giogo del dominio straniero.

A questo proposito si è ricordato il celebre Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione (villa di Casatico, presso Mantova, 1478 – Toledo 1529), primo best-seller della storia, conosciuto in tutta Europa: la frammentazione e la mancanza di un forte potere unificatore creano in Italia condizioni di sudditanza destinate a durare: di qui che l’uomo di corte, conoscitore di lingue, possessore di cultura, abile nel poetare, nel tirare di scherma, nell’eseguire complesse figure di danza e dotato di molteplici virtù, sia in realtà un subordinato esposto ai marosi della Storia. Nulla è sicuro nelle corti, come dimostra anche La Tempesta di Shakespeare, che vide la luce nel 1611, proprio sul finire della vita di Vincenzo: qui Prospero, duca di Milano, interessato più alle arti magiche che all’esercizio del governo, è spodestato dal fratello Antonio e allontanato in esilio.

Grazie a tutte e tutti per la vostra partecipazione e come sempre appuntamento più in là,

Ludovica

4 commenti

  1. Eccellente recensione e sintesi di un libro che, durante la lettura, in certi momenti ho avito ka sensazione di essere in un museo a guardare un dipinto del cinquecento.

  2. Non sapevo l’origine della parola “segreto” ma questo libro mostra bene che i segreti finiscono per sapersi e cosí abbiamo magnifici libri come questo dei “segreti” dei Gonzaga.

    1. È stata una piccola aggiunta da parte mia per voi lettrici e lettori curiosi. Come ben dici, Anna Maria, i segreti finiscono per non essere più tali, anche grazie ad autrici e autori straordinari come Maria Bellonci. Grazie del tuo commento e a presto.

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