I segreti dei Gonzaga rivelati da Maria Bellonci

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I segreti dei Gonzaga rivelati da Maria Bellonci

I segreti dei Gonzaga rivelati nelle pagine di Maria Bellonci

Quali sono i segreti della dinastia che governò su Mantova dal XII al XVIII secolo? Con la su aprosa magistrale sostenuta da un’estesa ricerca storica, Maria Bellonci (1902-1986) narra le vicende che caratterizzarono la famiglia ducale nel secondo ‘500 e nel primi decenni del ‘600: alleanze, aspirazioni, tradimenti, scandali incentrati principalmente intorno alla figura di Vincenzo Gonzaga (1562-1612).

Dotato di uno spirito appassionato e vitale, mai suffucientemente amato dal padre, il duca Guglielmo (1538-1587), Vincenzo cercherà di affrancarsi dalla figura paterna cercando motivi di affermazione personale. Da una parte in ambito affettivo: sono storicamente noti i suoi legami con Barbara Sanseverino Sanvitale, contessa di Sala, con Hippolita Torelli, con la gentildonna napoletana Agnese Argotta, nonché varie relazioni extraconiugali. Fu sposo due volte, prima con Margherita Farnese (1567-1643) e poi con Leonora de’ Medici (1567-1611). Un secondo ambito in cui Vincenzo cerca la propria affermazione personale è l’impresa guerresca. Con dovizia di particolari, Maria Bellonci racconta la partecipazione di Vincenzo a tre campagne contro i Turchi per la difesa di Vienna e dell’impero.

Riportiamo qui alcuni brani salienti tratti da Segreti dei Gonzaga: tra questi, l’autrice annovera la sterilità del primo matrimonio di Vincenzo, che dopo anni di tentativi infruttuosi dovette essere annullato: come è noto, le dinastie avevano bisogno di assicurare continuità al proprio lignaggio; si trattava non solo di una naturale tendenza a perpetuare la propria stirpe ma di una necessità politica, quella di sopravvivere su uno scenario complesso condizionato da delicatissimi equilibri. Siamo nell’Italia del secondo ‘500, una penisola divisa in diversi stati e su cui incombre costante l’ombra della dominazione ispano-asburgica da una parte, e dall’altra di quella francese, il tutto reso più difficile dalla presenza sul territorio di un altro, antichissimo potere: quello della Chiesa.

Le nozze con Margherita Farnese avvennero il 2 marzo 1581. E tutti, a cominciare da Barbara e da Hippolita, s’avvidero presto che Vincenzo iniziava con Margherita una storia d’amore. Egli s’era accorto subito, appena aveva posato gli occhi sulla sposa, che anche lei era di quelli che considerano il mondo come un punto di partenza per le proprie fantasie. L’accolse in sé, sollecito; e non l’ombrava la presenza di Hippolita, fondendosi con la scoperta di Margherita, degli occhi innamorati di Margherita, del puerile e femminile brio di Margherita. La fusione degli amori passati con i presenti, o dei presenti fra di loro, concordi ad un fine di accrescimento fisico, avviene in Vincenzo naturalmente, e non denuncia nemmeno un disordine morale. Semmai, una deficienza morale. Attento ai richiami esterni, egli non li saggia al paragone di un sé profondo, non li spia col proposito di vedere come resistono nelle ore placate; semplicemente, per una mal regolata abbondanza vitale, li accetta; sono suoi, è già passato oltre. Anche se in lui lavorano ansie e malinconie, non se n’accorge; e si sentirà più volte nuovo, come si sente ora con Margherita in questa fine d’inverno, mentre su Parma giocano a sciogliersi i sette veli delle brume primaverili, e nessuno intuisce il prossimo dramma. Quattro giorni dopo il matrimonio, gli sposi stavano a Borgo San Donnino con la loro corte privata, avendo lasciato gli invitati a godersi le feste di Parma. Questa fuga, che potrebbe aver l’aria di un rapimento nuziale, celava invece un segreto così doloroso da esigere intorno a sé il silenzio. Pure, chi doveva essere avvisato lo fu. Il duca Guglielmo, a Mantova, sentito il peso degli avvenimenti, ebbe ragione d’allarmarsi; e, stanato Marcello Donati dal suo studio zeppo di codici e di libri, lo spedì subito al figlio. Pacatamente sollecito, il Donati arrivò a Borgo San Donnino dove venne a colloquio col principe. Lo trovò commosso e attonito, e capì subito che non si trattava di cosa leggera. Tra i due sposi stava un ostacolo, forse un maleficio, certo una condanna: e il racconto che fece Vincenzo al suo segretario è un documento che si vorrebbe riferire tanto è pietoso e irritante; ma non si può. Diremo dunque che il giovane arrivava anche ad ammettere che la prima notte di nozze egli poteva essere stato in difetto, troppo disorientato di trovarsi fra le braccia una creatura così fragile e difficile: ma le notti appresso, no davvero. C’erano, a testimoniare, dame di corte che avevano severamente ripreso Margherita per il suo poco coraggio femminile. E che cos’è questo basire? le avevano detto con gli occhi duri. La piccola aveva promesso di essere valorosa e aveva accolto il marito con un sorriso eroico; ma poi, urla e pianti di martirizzata avevano fatto aggricciare la pelle alle donne nelle camere vicine. Il Donati ruminò a lungo, stese una temperata relazione per il duca, definì troppo giovane Margherita con una perifrasi garbata «ancora non le è fiorito maggio» ma dopo pochi giorni, avendola visitata, mandò la diagnosi medica: difficilmente la sposa sarebbe mai stata tale: e certo non avrebbe potuto dare un erede ai Gonzaga se non con rischio di morte per sé e per il bambino.

A causa di una malformazione congenita, Margherita non è in grado di consumare il matrimonio. Le nozze furono dichiarate nulle dal cardinale Carlo Borromeo nel 1583. Vincenzo contrasse nuovamente matrimonio il 28 aprile 1584, a Mantova, con Leonora de’ Medici.

Ludovica Valentini

Immagine: Palazzo Te, Mantova.

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