Natura e paesaggio ne “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino

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Natura e paesaggio ne Il sentiero dei nidi di ragno, di Italo Calvino

La natura e il paesaggio sono aspetti integranti e significativi de Il sentiero dei nidi di ragno, romanzo d’esordio di Italo Calvino

La natura e il paesaggio ligure appaiono ritratti nelle pagine de Il sentiero dei nidi di ragno, celebre romanzo d’esordio di Italo Calvino (1923-1985). Come dichiara nella stessa Prefazione al romanzo, l’autore sceglie di conferire alla natura un ruolo importante nella vicenda del piccolo Pin, protagonista del racconto; questo perché il romanzo, incentrato sull’esperienza della Resistenza, trova nello spazio una componente indispensabile: spazio urbano attraverso i vicoli della vecchia Genova, che Pin conosce a menadito, e spazio collinare e montagnoso: qui i partigiani si nascondono, tengono le loro basi in cascinali abbandonati e compiono gli agguati ai convogli tedeschi. La natura dà titolo al romanzo: il sentiero dove i ragni fanno il nido è infatti il luogo in cui il bambino nasconderà l’arma rubata al soldato tedesco, iniziazione involontaria alla sua vita di piccolo partigiano. Dunque un luogo si sicurezza, di segretezza ma anche, lo vedremo, di dolorosa solitudine.

Riportiamo qui alcuni brani tratti dalla Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno, a cura dell’autore, e successivamente altri tratti dal romanzo. Vi si noterà la presenza del paesaggio come elemento costitutivo e significante della narrazione.

Dalla Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno

La rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare: nei treni che riprendevano a funzionare, gremiti di persone e pacchi di farina e bidoni d’olio, ogni passeggero raccontava agli sconosciuti le vicissitudini che gli erano occorse, e così ogni avventore ai tavoli delle «mense del popolo», ogni donna nelle code dei negozi; il grigiore delle vite quotidiane sembrava cosa d’altre epoche; ci muovevamo in un multicolore universo di storie. […]

Il mio paesaggio era qualcosa di gelosamente mio […], un paesaggio che nessuno aveva mai scritto davvero. (Tranne Montale, – sebbene egli fosse dell’altra Riviera, – Montale che mi pareva di poter leggere quasi sempre in chiave di memoria locale, nelle immagini e nel lessico). Io ero della Riviera di Ponente; dal paesaggio della mia città – San Remo – cancellavo polemicamente tutto il litorale turistico – lungomare con palmizi, casinò, alberghi, ville – quasi vergognandomene; cominciavo dai vicoli della Città vecchia, risalivo per i torrenti, scansavo i geometrici campi dei garofani, preferivo le «fasce» di vigna e d’oliveto coi vecchi muri a secco sconnessi, m’inoltravo per le mulattiere sopra i dossi gerbidi, fin su dove cominciano i boschi di pini, poi i castagni, e cosi ero passato dal mare – sempre visto dall’alto, una striscia tra due quinte di verde – alle valli tortuose delle Prealpi liguri.

Avevo un paesaggio. Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos’altro: a delle persone, a delle storie. La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone. Il romanzo che altrimenti mai sarei riuscito a scrivere, è qui. Lo scenario quotidiano di tutta la mia vita era diventato interamente straordinario e romanzesco: una storia sola si sdipanava dai bui archivolti della Città vecchia fin su ai boschi; era l’inseguirsi e il nascondersi d’uomini armati; anche le ville, riuscivo a rappresentare, Ora che le avevo viste requisite e trasformate in corpi di guardia e prigioni; anche i campi di garofani, da quando erano diventati terreni allo scoperto, pericolosi ad attraversare, evocanti uno sgranare di raffiche nell’aria.  

Dal romanzo Il sentiero dei nidi di ragno

“Pin esce da dietro il serbatoio: il gracidare delle rane nasce da tutta l’ampia gola del cielo, il mare è una grande spada luccicante nel fondo della notte. L’essere all’aperto gli da un senso strano di piccolezza che non è paura. Ora Pin è solo, solo su tutto il mondo. E cammina per i campi coltivati a garofani e a calendule. Cerca di tenersi alto sul declivio delle colline, per passar sopra alla zona dei Comandi. Poi scenderà al fossato: là sono i suoi luoghi. Ha fame: di quest’epoca sono mature le ciliegie. Ecco un albero, distante da ogni casa: che sia sorto lì per incantesimo? Pin si arrampica tra i rami e comincia a sfrondarli con diligenza. Un grosso uccello gli piglia il volo quasi tra le mani: era lì che dormiva. Pin si sente amico di tutti, in quel momento, e vorrebbe non averlo disturbato. […]

Pin è al suo torrente. È una sera con poche rane; girini neri fanno vibrare l’acqua delle pozze. Il sentiero dei nidi di ragno sale su da quel punto, oltre quel canneto. È un posto magico, noto solo a Pin. Laggiù Pin potrà fare strani incantesimi, diventare un re, un dio. Sale per il sentiero, a cuore in gola. Ecco i nidi: ma la terra è smossa, dappertutto si direbbe che una mano è passata, strappando l’erba, muovendo le pietre, distruggendo le tane, rompendo gli intonachi d’erba biascicata: è stato Pelle! Pelle sapeva il posto: è stato lì con le labbra sbavate tremanti d’ira, ha scavato il terriccio con le unghie, ha ficcato stecchi nelle gallerie, ha ucciso tutti i ragni uno per uno, per cercare la pistola pi-trentotto! Ma l’ha trovata?

Pin non riconosce più il punto: le pietre che aveva messo non ci sono più, l’erba è strappata a cespi. Doveva essere qui, c’è ancora la nicchia scavata da lui, ma è piena di terriccio e frammenti di tufo.”

Le colline, il terriccio, i campi coltivani a garofani, i pendii delle Prealpi: non poteva non essere così per uno scrittore che, come Calvino, conosceva in modo dettagliato e profondo non solo gli aspetti del paesaggio ligure – suo luogo d’origine e d’infanzia – ma anche la flora e la fauna che vi abitavano. Se pensiamo a Il barone rampante (1957), a La speculazione edilizia (1963) e anche alle novelline di Marcovaldo, ovvero le stagioni in città (1963), notiamo come l’eredità scientifica proveniente dai genitori e gli stessi studi di agraria compiuti da Calvino uniti all’amore per la sua terra lascino una traccia meravigliosa e indelebile in tutte le pagine di questo grande scrittore.

Ludovica Valentini

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