Riepilogo settembre: “La donna della domenica”, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini

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Riepilogo settembre: La donna della domenica, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini

Riepilogo settembre: La donna della domenica, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini

La cativa lavandera a treuva mai la buna pera.

Carlo Fruttero & Franco Lucentini, La donna della domenica

Martedì 27 settembre ci siamo riuniti per parlare de La donna della domenica, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1972 che diede la notorietà agli autori Carlo Fruttero e Franco Lucentini.

Un libro lungo, difficile, ricco di lessico, che spesso obbliga ad incursioni e ricerche nel dizionario italiano: questi alcuni dei primissimi commenti delle lettrici e lettori che hanno partecipato alla sessione. Per alcuni addirittura la lunghezza è equivalsa a un certo senso di noia, quasi che il lento percorso del commissario Santamaria verso la soluzione dei delitti sia l’esatto contrario di ciò che di norma ci si aspetta da un giallo: la velocità, l’immediatezza, l’azione.

No, La donna della domenica è stato definito addirittura barocco: eppure barocco in modo felice, giacché nelle pagine ricche di descrizioni e di dialoghi si è rinvenuto un ritratto accurato dei vari personaggi, mediato da espressioni autentiche e calibrato sulle loro sofferenze o sui meccanismi psicologici che presiedono ai loro comportamenti. E si è anche chiaramente apprezzato un ritratto di Torino, vera metafora culturale dell’Italia degli anni ’70. Questo libro, infatti, che vedeva la luce ben 50 anni fa, offre tutti gli elementi che caratterizzarono la società italiana all’indomani del boom economico, in cui apparivano già sintomi di una crisi irreversibile che intellettuali come Italo Calvino, Paolo Volponi o Pier Paolo Pasolini, per citarne solo alcuni, coglievano perfettamente nei loro scritti.

La Torino di Fruttero e Lucentini è la grande città industriale del nord dove approdano i lavoratori del meridione – operai ma anche membri delle forze dell’ordine, come i commissari De Palma e Santamaria e i poliziotti che li attorniano. È altresì l’antica, elegante prima capitale del regno d’Italia, città tradizionale, sobria, perfino noiosa nella sua quotidianeità. È l’urbe della burocrazia – si veda la storia di Lello e dello stesso Garrone, che sfrutta le lungaggini amministrative a proprio vantaggio. Ed è anche il luogo dove si manifestano gli aspetti segreti delle nostre vite, celati da quell’ipocrisia borghese che ancora permeava la cultura italiana del secondo ‘900: in questo senso, si è parlato con il gruppo della sessualità, che nel libro viene raccontata precisamente in quelle manifestazioni considerate meno nobili o addirittura, per la morale dell’epoca, riprovevoli: le infedeltà dei mariti e delle mogli, l’omosessualità (tenuta accuratamente nascosta perché ragione di scandalo), il voyeurismo, la prostituzione. E infine, Torino è anche il simbolo di quella trasformazione in corso sul territorio italiano fin dagli anni ’60, causata dal dilagare di un’edilizia incontrollata le cui conseguenze graveranno enormemente sul patrimonio naturale e ambientale della penisola.

Come sempre succede nelle riunioni del Club, il gruppo ha sottolineato gli elementi più interessanti di ogni personaggio e circostanza: attori principali del romanzo sono apparsi Anna Carla Dosio, Massimo Campi, Lello e il commissario Santamaria, “terrone” come molti altri immigrati, il quale però sa intercettare le sottili chiavi linguistiche di un mondo altrimenti chiuso. È stato giustamente rilevato come la vedova Tabusso, colpevole degli omicidi, rimanga opportunamente in secondo piano: questo perché il giallo di Fruttero e Lucentini è per l’appunto molto più di un giallo. È uno “spaccato della società italiana“, una “sceneggiatura totale“, come è stato detto in sessione, che all’azione propria di un thriller antepone una precisa, puntigliosa ma anche “effervescente”, “piccante”, “ironica” e “sorridente” (cito dalla riunione) mise-en-scène della nostra italianità: un’identità fatta di strati sovrapposti e di culture ancora fortemente divise, che attraverso la spinta industriale e il relativo benessere esteso ai più (si pensi alle utilitarie FIAT, all’industria culturale di massa) si avviavano verso una nuova sintesi.

Nord-Sud, ceto privilegiato e ceto lavoratore, polisemia linguistica; bisogno di superamento, di acculturazione, di affermazione di sé da parte di alcuni personaggi; da parte di altri sdegno, rifiuto, resistenza al cambiamento, arroccamento nella tradizione, violenza. E in altri ancora noia esistenziale, frivolezza, superficialità, oppure orgoglio meridionale, acume, tenacia e perfino genialità (si pensi al commissario Santamaria): tutto questo abita lo splendido libro di Fruttero e Lucentini che descrive un’Italia in molti sensi superata, ma il cui legato permane ancora in noi.

Tra i numerosi commenti suscitati dal libro, riportiamo quelli di un lettore che ha sottolineato il consumo di alcol e tabacco da parte dei personaggi principali, visibile soprattutto nell’omonimo film ispirato al romanzo: a seconda della marca, anche le sigarette forniscono l’ennesimo tratto distintivo di classe. Una lettrice ha trovato particolarmente interessanti alcuni paragrafi sulla maternità di Anna Carla Dosio che a suo dire riscattano questa donna bella, ricca, intelligente ma superficiale, restituendole sentimento e umanità pur nella sfera dorata in cui si muove.

Una grazie sentito a tutte e tutti per la vostra brillante partecipazione e a risentirci più in là,

Ludovica

In copertina un’immagine del Parco del Valentino.

5 commenti

  1. ” La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra”. Penso che non è troppo azzardata la scelta di abbinare la chiave di svolta nelle indagini ad un proverbio torinese ?.
    Il segno lo lasciano le donne e uomini che vengono ritratti sin nei minimi dettagli con grande ironia e anche con grande arguzia.
    penso che è una scrittura pulita , elegante.
    Nella terza parte del libro il ritmo della scrittura cambia e diventa più piacevole, per me.

    1. Cara Cesca, hai sottolineato giustamente come la chiave di un mistero si trovi nella lingua: la lingua locale, la lingua dialettale. Questo è uno degli elementi che caratterizzano il romanzo, ricco di spunti sulle differenze culturali tra mondi diversi che si incontrano a Torino, città tradizionale ma anche meta dell’immigrazione proveniente dal Sud. Azzardata forse? Beh, è una decisione piuttosto interessante da parte degli autori. Grazie dei tuoi commenti e auguri di buon onomastico!

  2. È un libro interessante ma pecato che la difficoltà dil lessico spesso toglie il piacere di la lettura, sopratutto tratandossi di un giallo.
    Come di habitudine l’apreccio di più dopo la sessione e l’epilogo.

    1. Grazie del commento, Anna Maria, e della tua partecipazione: è vero, le sessioni di gruppo aiutano ad estrarre significato dalle pagine dei libri che leggiamo, anche da quelli linguisticamente più complessi.

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