La Reggio Emilia di Pier Vittorio Tondelli: le Splash

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La Reggio Emilia di Pier Vittorio Tondelli: le Splash

La Reggio Emilia di Pier Vittorio Tondelli: un’avventura delle Splash

Reggio Emilia è una delle città in cui si svolge l’azione di Altri libertini, noto romanzo di Pier Vittorio Tondelli (1955-1991). Nei brani che presentiamo, il centro cittadino fa da sfondo ad un’avventura notturna di un gruppo di giovani gay noti sotto il nome di Splash. In questa come in altre opere, Tondelli offre voce al mondo degli omosessuali, dei trans e della comunità LGBTQI. Troviamo in queste pagine la freschezza della vita, l’allegria delle notti pazze, la gagliardia giovanile con i suoi cori rumorosi che svegliano i vicini (chi di noi non l’ha fatto almeno una volta?), la voglia di sfidare il mondo contro ogni emarginazione, lo scenario della città riconoscibile nei suoi luoghi e nei suoi monumenti e, non ultima, l’immagine dell’amicizia. Il linguaggio volutamente trasgressivo utilizza il femminile per identificare i quattro personaggi; a questo proposito, vale la pena di ricordare che, a poco più di trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli, è in corso nella società italiana un intenso dibattito sull’identità di genere e sulle forme linguistiche atte ad accoglierne la molteplicità.

I Maligni noi ci chiamano le Splash, perché a sentir loro saremmo quattro assatanate pidocchiose che non han voglia di far nulla, menchemeno lavorare e solo gli tira la passera, insomma altro non faremmo che sbatterci e pergiunta anche fra noi quando il mercato del cazzo non tira; ma noi si sa che è tutta invidia perché un’uccellagione come la nostra non gliel’ha nessuno in zona per cui è del tutto inutile che quando ci vedono passare a braccetto o in auto ferme al semaforo, ci gridino uscendo dai bar e dai portici: “Veh, le Splash, i rifiút ed Rèz.” È veramente inutile. Perché a noi non ci frega un bel niente della nostra reputazione, soprattutto in questo merdaio che è Rèz, cioè Reggio Emilia, puttanaio in cui per malasorte noi si abita e che si vorrebbe veder distrutto e incendiato usando come torce i capelli di quelli lì, proprio loro, appunto, i Maligni.

Così succede che ci fan terra bruciata intorno come appunto è successo per l’Enoteca di corso Matteo Maria Boiardo in cui ci si riuniva tutte le sere tranne mercoledì, fermata di turno. […] La sera allora ci si dà appuntamento sui gradini della fontana di Piazza Camillo Prampolini che è un po’ come dire il cuore di Reggio e infatti lì ci sta il palazzo del municipio e il duomo col suo sagrato e i piletti che sembrano tanti priapini e una volta noi ne abbiamo colorato uno coi gessetti che sembrava proprio un cazzo circonciso, tutto rosso come lo si era conciato. La piazza è grande e un tempo era anche più vivibile, ora praticamente non c’è nessuno che abbia vent’anni che possa transitarvi liberamente perché tiene in tasca il foglio-di-via e qui in provincia i Carabbenieri non van tanto per il sottile, insomma questo era il centro di ritrovo e svacco pubblico ed è naturale che ora l’abbian ripulito, perché nessuno sopportava che il cuore della propria città venisse così infartato dai capelloni e dalle lesbiche. Comunque noi ci si ritrova ancora, in attesa di piazze migliori, anche se si sta attente a non far baccano, ma una sera succede che siamo così ubriache che non ce ne impipa proprio nulla e prendiamo a scorrazzare per la piazza sulle nostre biciclette colorate e ci inseguiamo strepitando e poi facciamo il filo ciclistico a un ragazzo belloccio che passa e scappa con noi dietro che in coro cantiamo son la mondina, son la sfruttata e son la proletaria che giammai tremò e lui se la ride ma ci ha un po’ di fifa perché sa che siamo le SPLASH, le assatanate che più assatanate non si può, nemmeno col Ginseng.

Lui poi finisce a rintanarsi all’Hotel Posta che è lì a due passi e noi si torna indietro pedalando come matte e la più bella è la Benny che ha un ciclo rosa confetto con su dei fiorellini viola e tutto un campionario di foulard e straccetti technicolor e indianerie traforate e sgargianti legate alla sella così che quando va forte sembra abbia la coda; ma anche le nostre son belle che ci abbiam messo tre mesi a verniciarle e sistemarle, anche quella della Sylvia che prima dell’operazione era un Solex, ora invece una leggiadra Graziella.

Noi continuiamo a girare la piazza rincorrendoci e cantando come lupe in lunapiena, con la Nanni che a un certo momento dice “Fate tutte quante silenzio” e noi d’improvviso c si stoppa e la si guarda. Lei allora prende fiato e poi butta fuori un “Veeeeehhhh, ma te chi seiiii!!!!” e noi capiamo e riattacchiamo in coro a squarciagola: “Son la mondina son la sfruttata e son la proletaria che giammai tremò-o-o” e si pedala sgangherate e si passa di corsa il portico del Broletto che sembra di stare a Venezia perché in alto c’ha degli archi e delle guglie ricamate e lì c’è il Cantinone dove prendiamo altra birra e poi ci buttiamo in Piazza San Prospero che di notte è bellissima perché sul fondo c’è una chiesa con davanti quattro leoni di marmo grandi grandi tipo Duomo di Parma che ci si sta in groppa e occupano tutta la piazza tanto che sembran i quattro moschettieri. Noi buttiamo giù le biciclette e saliamo a cavalcioni e dominiamo la piazza così alte e ruggenti e se alziamo gli occhi c’è il cielo neronero con tutte le stelle che luccicano e sembra proprio di stare in un film longobardo e barbaro.

E allora la Sylvia salta su e si mette a fare la Silvana che sarebbe una battona bolognese e la Nanni fa la Falana, battona romana, persone vere conosciute ai tempi chiacchieroni delle autocoscienze, e cominciano a dialogare e c’è da sputtanarsi lo stomaco dalle risate a vederle in piedi sui leoni più alti che si passan la battuta. Poi la Benny si mette anche lei in piedi e racconta la vecchia storia del pompino volante sulla banchina che è il suo pezzo fore e come fa la checca lei nessuno è tanto capace. E mentre siamo lì che ci meniamo tutte le nostre cose s’apre una finestra e una donna ci dice di andare a letto, sporcaccione delle Splash, eppoi arriva un uomo e ci butta acqua addosso che però non ci bagna e noi per tutta risposta a far pollaio e a starnazzare sempre più forte e si ride ma poi si intravede oltre il porticato del Broletto una sfumatura azzurra lampeggiante e capiamo che si deve lasciar lo spettacolo e prendere le ciclo e scappare, ma era soltanto un’autoambulanza che portava a casa una morta.

Quando svaporiamo la sbronza ce ne torniamo a letto oppure Benny va in stazione a trovar le residuate dei viali che son tutte amiche sue e così ne impara sempre di nuove seduta ai tavolacci del drug-store. E queste sono anche le serate migliori perché si sta bene tra di noi e non abbiamo bisogno di nessuno, tantomeno di maschi perché quando stiam così siam davvero le Splash e nessuno ci resiste.”

Altri libertini è stato pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1980. Di Pieri Vittorio Tondelli, con il Club “Se Una Notte..” sono stati letti e commentati anche Rimini (Bompiani, 1985) e Camere separate (Bompiani, 1989).

Ludovica Valentini

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