“Contro le mostre”: una riflessione di Tomaso Montanari sullo stato dell’arte in Italia

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Contro le mostre: una riflessione di Tomaso Montanari sullo stato dell’arte in Italia

Tomaso Montanari compie una riflessione sullo stato dell’arte in Italia nel saggio Contro le mostre, ed offre un invito

… fare a meno delle mostre potrebbe aiutarci ad aprire gli occhi sul contesto vivo in cui l’arte acquista il suo vero senso: un contesto che, per noi, si chiama Italia.

Tomaso Montanari, Contro le mostre

Nel saggio Contro le mostre, edito da Einaudi nel 2017, lo storico dell’arte Tomaso Montanari (Firenze, 1971) presenta al pubblico una prospettiva particolare sulle grandi mostre organizzate nel nostro Paese: situandosi controcorrente rispetto ad un sistema che considera orientato in senso commerciale, l’autore giudica l’industria culturale responsabile non solo di non perseguire fini didattici, ma di contribuire addirittura a diseducare il pubblico, proponendo temi e/o figure stellari di grande richiamo atte a generare incassi, evitando ogni vero impegno artistico, storico e filologico.

Nel saggio, scritto a quattro mani con Vincenzo Trione, docente di Storia dell’arte contemporanea allo IULM di Milano, Tomaso Montanari confuta l’idea di intrattenimento che, secondo lo storico, è alla base delle scelte dei nostri massimi dirigenti culturali: le mostre non devono essere dei successi di vendita ma cose “serie” attraverso cui si studia e si impara. Invece, soprattutto per quanto riguarda iniziative di grande portata come la Biennale di Venezia, assistiamo a fenomeni ascrivibili a criteri di moda e di marketing, in cui vengono allestite esposizioni prive di qualità e soprattutto di un discorso non solo intelliegibile ma anche e soprattutto significativo.

Oggi una Biennale è diventata espressione sempre piú anche di interessi mercantili.

Una delle maggiori critiche che l’esperto muove ai vertici del mondo culturale italiano è quella di decontestualizzare le opere «dalla loro genesi culturale», privando quindi il pubblico di strumenti indispensabili alla comprensione del processo creativo di un’opera e dei legami di una produzione artistica e del suo autore con il mondo che lo circonda: l’ambiente storico, politico, culturale e spirituale. A questo vanno aggiunti gli aspetti biografici e di ricerca che hanno caratterizzato un’epoca, un movimento, una traiettoria umana ed artistica personale.

Accade cosí che una scultura di Canova e un’installazione di Pascali siano poste accanto. Perché? Qual è il senso di simili accostamenti? Quale il fine di un’impresa tanto “sgrammaticata”? Nessun cartello orienta il visitatore. Nessun testo che legittimi le intenzioni del curatore. Gli esperti d’arte (forse) potranno comprenderle. Ma il pubblico di un museo è composto solo da esperti?

Viene fatto di pensare che le parole del Prof. Montanari potrebbero riferirsi a molti altri aspetti del mondo della cultura. E intanto, per rifarsi ai grandi dell’antichità e a quelli del nostro ‘900, Montanari chiama in causa il Vasari nonché Umberto Eco

Per reagire a questa deriva, occorre, secondo Eco, ricominciare a fare critica d’arte «all’antica, alla Vasari, per intenderci». E raccontare come una certa opera è nata; da quali studi; per quali fini; quali erano gli obiettivi del suo autore; che relazioni egli ha intrattenuto con il mondo e con la società in cui si è trovato ad agire; a quali simboli ha rimandato con il suo lavoro; in che modo è piú opportuno guardare una certa composizione pittorica o scultorea.

Questo ci conduce al passo seguente: dopo aver elargito rimproveri, l’autore offre chiari suggerimenti: secondo il Prof. Montanari vi è infatti una via per riscoprire l’arte in tutto il suo valore e nel suo pieno contesto, e tale via altro non è che la via del ritorno: un ritorno ai luoghi originari, dunque a quei contesti storici, geografici, urbani, paesaggistici di cui le attuali gestioni sembrerebbero aver perso memoria: la proposta del Prof. Montanari è infatti la riscoperta del territorio.

E c’è un’alternativa più radicale: rompere la gabbia degli eventi, e rituffarci nel fitto contesto di arte e paesaggio che rende l’Italia unica al mondo. Riallacciare il passato al presente, attraverso una conoscenza vera e libera. Fuori dal mercato, nel cuore delle nostre città.

Viene qui alla mente lo splendido saggio Il viaggio in Italia, storia di una grande tradizione culturale, del Prof. Attilio Brilli, esperto di letteratura dei viaggi, nel quale l’invito è proprio quello di affrontare le città d’arte con rispetto: «Rispettare lo spirito del luogo non vuol dire imbalsamare o perpetuare modelli antichi, bensì mettere in luce l’dentità di un posto e interpretarla di volta in volta in modo nuovo, ritrovandone il linguaggio e l’incanto ascoso o soltanto sopito».

Di identità e molto altro si parla nel saggio di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione i quali argomentano, tra l’altro, anche il valore dell’odierna street art. Noi concluderemo qui la nostra recensione, ringraziando gli autori per aver posto l’accento sulla necessità di individuare e soprattutto ritrovare percorsi artistici in grado di parlare ai nostri sensi e al nostro spirito, aiutandoci a crescere in profondità e consapevolezza.

Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamato la “società dei consumi”.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari. Citato in Contro le mostre, di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione.

Ludovica Valentini

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