Benevolenza cosmica con finale a sorpresa nella pagine di Fabio Bacà

fabio-baca-benevolenza-cosmica

Benevolenza cosmica con finale a sorpresa nelle pagine di Fabio Bacà

Benevolenza cosmica con finale a sorpresa nelle pagine del romanzo d’esordio di Fabio Bacà

Nelle pagine di Benevolenza cosmica, romanzo d’esordio di Fabio Bacà (San Benedetto del Tronto, 1972), una serie di eventi altamente improbabili caratterizza le giornate del protagonista Kurt O’Reilly, professionista trentenne della City londinese di origini italiane. La successione delle sue strane avventure – preoccupanti o esilaranti a seconda del punto di vista ma in ogni caso non ordinarie – conduce il personaggio a porsi una serie di domande su concetti come coincidenza, karma, e destino. Quali siano i risultati delle sue riflessioni lo scopriremo solo seguendolo negli ariosi quanto rocamboleschi capitoli ideati dall’autore.

Presentiamo qui alcuni brani tratti dalle pagine conclusive del romanzo, dove gli eventi inattesi sembrano trovare finalmente un punto di convergenza, un chiarimento, o anche una possibile spiegazione: indipendentemente dal nostro approccio interpretativo, il protagonista si troverà a fronteggiare il più umano e tenero degli imprevisti, a partire dal quale tutto cambierà.

“E io intuisco che sa. Ha solo venti giorni, ma sa.

Mi fissa con l’espressione accigliata di chi ha riconosciuto il responsabile dei suoi primi, atroci patimenti. Sto impazzendo, mi dico. Com’è possibile che un viso provvisto delle sole motilità elementari riesca a esprimere con tale accuratezza tutto quel rancore? Come fa a sapere che è colpa mia?
Eppure. Eppure nei suoi occhi c’è l’ardente, inestinguibile determinazione a farmela pagare. Tra pochi mesi non ricorderà nemmeno più perché, ma la brama di vendicarsi è ormai incisa tra le spirali scoscese del suo DNA.

Sì, si vendicherà. Poco a poco.

Per prima cosa mi impedirà di dormire, privandomi del corpo e delle attenzioni di mia moglie. Poi mi inonderà delle preoccupazioni più varie. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, arriveranno la febbre, l’inappetenza, le deiezioni di strani colori, i primi passi tardivi, l’ostinata afasia, le urla e i capricci, i capitomboli e i sanguinamenti, le sparizioni da illusionista tra le corsie dei supermercati, l’intolleranza all’asilo, la televisione espropriata, il miraggio di una cena fuori, i malanni esantematici, le fughe da scuola, le pagelle tremebonde, l’attesa del menarca, la dismorfofobia, il culto dei corpi altrui, la sospetta anoressia, le amiche del cuore, troppo seno o troppo poco, gli amori platonici, la devozione transumana al cellulare, il primo bacio al tossico del quartiere, la mano nelle mutande di idioti assortiti, i filmati anatomici spediti via Telegram, il sesso nei cessi del liceo, la contraccezione aleatoria, i fidanzati improbabili, le vacanze all’altro capo del mondo, l’allergia conclamata alle telefonate: il tutto, naturalmente, asperso da ettolitri di calde lacrime. […]

Liz le stacca il capezzolo dalle labbra e si ricompone. Poi si alza, e senza nessun preavviso me la deposita in braccio.

«Ora vuole passare un po’ di tempo con te» dice.

Osservo mia moglie, dubbioso. Poi abbasso lo sguardo su mia figlia. Continua a fissarmi. Si direbbe più incuriosita che ostile, adesso. L’azzurro dei suoi occhi è così innaturale da sembrare inorganico. Esala profumo di calendula e l’afrore chimico e pungente dell’ossido di zinco. Dal bordo superiore della cuffietta fa capolino una granulosa crosta lattea. Da vicino sembra quasi inoffensiva. E se fosse il momento adatto per imbastire una specie di accordo?
Liz guarda dalla finestra, massaggiandosi lenta il collo. Io guardo attentamente mia figlia.

«Mi dispiace averti fatto passare un brutto periodo» le sussurro. «Ma sappi che ho rinunciato a parecchie cose per te. Inclusa una Porsche da settantamila sterline, cazzo. In cambio di queste cose, e guarda che intendo davvero un mucchio di cose, mi aspetto solo un po’ di amore filiale. Niente di impegnativo. Qualche abbraccio ogni tanto. Una dedica per la festa del papà. Non soffocarmi con un cuscino mentre dormo».

A quel punto mi aspetto un cenno di approvazione. Qualcosa che certifichi senza ombra di dubbio che sono stato perdonato. Un mezzo sorriso. Un ammicco. Un battito prolungato di ciglia.

Niente.

Liz sbadiglia. «Forse è meglio che vada. Se Hisako mi tiene la piccola, magari riesco a dormire un’oretta. Andiamo, amore?» dice con le mani già protese.
Mi sento svenire dal panico. Dovrò lasciar andare la mia bambina senza aver ottenuto un segno tangibile di avvenuta pacificazione?

No, è impensabile. È il momento di tentare qualcosa. Qualcosa a cui nessuna donna, finora, ha mai resistito. Mi avvicino al visetto di mia figlia per baciarla.

Ed è quello il momento in cui lei decide di concedermi un segno.

Apre la bocca ed emette una specie di gorgoglio di cui non sono sicuro di comprendere il significato.

Però il mio segno l’ho avuto. Posso ritenermi fortunato.

Era un rutto, credo.

Ma bisogna sapersi accontentare.”

Con queste immagini di affettuoso umorismo, Fabio Bacà conclude la vicenda di Kurt O’Reilly, londinese di origini italiane baciato dalla Fortuna e che a un’ennesima, insperata, straordinaria quanto minuscola fortuna apparsa in fasce riesce a dare il suo primo bacio di papà.

Benevolenza cosmica è stato pubblicato da Adelphi nel 2021.

Ludovica Valentini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.