Non umana saggezza: L’assemblea degli animali”, di Filelfo

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Non umana saggezza: L’assemblea degli animali, di Filelfo

Non umana saggezza: L’assemblea degli animali, di Filelfo

Ultimo viene il corvo: cosí aveva scritto quell’italiano in un suo libro. E lui, il corvo, ultimo stava arrivando alla grande assemblea degli animali.

Filelfo, L’assemblea degli animali

Ispirandosi ad autori come Esopo o Charles Perrault, ne L’assemblea degli animali, Filelfo compone una una favola morale in cui gli animali, riuniti in assemblea plenariaria dopo gli ultimi episodi di distruzione operati dall’uomo (ci si riferisce agli sterminati incendi verificatisi in Australia nel 2020, in cui perirono milioni di creature), decidono di prendere misure urgenti.

L’autore intesse la narrazione attingendo al patrimonio letterario occidentale, con riferimenti o citazioni dai classici antichi e contemporanei. Tra questi la raccolta di racconti di Italo Calvino intitolata Ultimo viene il corvo, a cui allude la frase che apre il romanzo. Nella seconda parte del libro, l’autore riprende il mito alla base delle Metamorfosi di Ovidio, in cui umani vengono trasformati in animali o piante, e lo inverte: gli animali assumeranno via via forme umane, trasmettendo così alla nostra specie forme di comportamento più in armonia con la Natura.

Riportiamo qui alcuni brani tratti dalla prima parte della favola di Filelfo: nel luogo segreto dove si riunisce l’assemblea, il koala offre la sua testimonianza dell’incendio. a partire da questo momento le varie specie dovranno decidere quale posizione prendere rispetto all’uomo.

“Il corvo sorvolò la spiaggia e gli scogli cabrando lungo la parete scoscesa del monte. Vide arrampicarsi le delegazioni in arrivo da ogni parte della terra. Saltavano veloci i camosci dorati, salendo accanto alle capre, le renne si affiancavano ai muli, le gazzelle e le antilopi, come di solito non accade, andavano gentilmente al passo di cammelli, pecore, mucche, rinoceronti e maiali. E poi conigli e lepri, castori e scoiattoli, e piú lenti gli istrici vestiti delle loro faretre di bronzo e le iguane dallo scudo di smeraldo e d’ambra. […] Mai aveva visto, nella sua esperienza, una cosí grande evariegata moltitudine di animali, né un tale ordine. […]

Il koala si sedette a fatica, imitato dal suo seguito, e fece una lunga pausa per riprendere fiato, sventolandosi con un rametto di eucalipto. Poi, finalmente, parlò. – La terra era buia. Era notte sempre. Il fumo soffocava. Gli alberi bruciavano. Non potevamo arrampicarci. I miei amici sono andati a fuoco con le foglie. L’amato odore di eucalipto misto a quello di carne bruciata. Non mangerò mai piú l’eucalipto –.

Si interruppe con un singhiozzo, trattenendo le lacrime. Non volava, letteralmente, una mosca: anche il popolo degli insetti, maestri di disciplina insuperabili nel mettere alla prova ogni animale o umano durante i suoi esercizi di concentrazione o le sue silenziose preghiere, taceva, in ascolto.

– Non so come ho fatto a uscire dal bosco. Correvo, la gola bruciava, le forze mi abbandonavano, ero accecato. E però, amici, – gemette, – quando mi tornò la vista, e questo accadde fuori dal bosco, avrei preferito non vedere. A perdita d’occhio, nella pianura, fino all’orizzonte, sagome nere come rocce, esanimi, l’una dopo l’altra. Animali molto piú grandi di me o molto piú piccoli, che erano riusciti a emergere dall’inferno del fuoco solo per stramazzare, chi completamente carbonizzato, chi asfissiato, chi, dopo indescrivibili agonie, semplicemente arreso. Chi non moriva per il fuoco era ucciso dalla mancanza d’acqua. E chi cercava di procurarsela veniva abbattuto dai fucili degli uomini, cosí pochi, specie laggiú, rispetto a noi, ma cosí gelosi delle loro riserve –.

Il bramito di dolore del popolo dei dromedari e dei cammelli, accovacciati sulla sabbia, salí a commento per le balze della montagna. […]

Nessuno se la sentiva, dopo quella testimonianza, di prendere la parola. Fu ovunque un incrocio di sguardi, uno spiarsi, un soppesarsi, un annusarsi. Già in passato gli schieramenti, nell’assemblea degli animali, si erano divisi. C’era chi difendeva d’ufficio l’uomo e sosteneva la necessità di un compromesso in nome della convivenza tra le specie, che dalle origini rispettavano la legge di natura: quella del piú forte. L’uomo dopotutto, sostenevano questi moderati, non era altro che un grande predatore, che con le sue forze e la sua intelligenza aveva salito tutti i gradini della scala alimentare, e di ciò gli andava dato atto. Non se ne avessero a male i grandi sovrani del passato, i re delle giungle, dei cieli e degli oceani, avevano sostenuto per millenni i fautori della coesistenza: per ogni èra c’è sempre stato e sempre ci sarà un predatore alfa, e la nostra èra è quella dell’uomo.

Di tutt’altro avviso era lo schieramento opposto: ma quale sovrano, l’uomo non era che un usurpatore. Ma quale legge di natura, l’uomo le leggi se le faceva da solo per distruggerla, la natura. E quale convivenza, se la vita delle specie non umane era minacciata di estinzione. E non solo gli animali, anche le piante, e l’aria stessa, e l’acqua, e tutto quello che l’uomo chiamava ecosistema, e che gli animali chiamano casa, erano in pericolo.

Questo pensava senza dirselo l’intera assemblea. Tutti sapevano perché erano stati convocati e che era il momento di scegliere da che parte stare.

L’assemblea degli animali (sottotitolo Una favola selvaggia) è stato pubblicato da Einaudi nel 2021.

Ludovica Valentini

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