Karma e destino: la benevolenza cosmica di Fabio Bacà

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Karma e destino: la benevolenza cosmica di Fabio Bacà

Benevolenza cosmica, romanzo d’esordio di Fabio Bacà, narra di improbabilità statistiche, di karma e destino con finale a sorpresa

Benevolenza cosmica, romanzo d’esordio di Fabio Bacà (Benedetto del Tronto, 1972), presenta al lettore figure al limite dell’assurdo con intelligenza e freschezza ed un finale tenero quanto imprevedibile.

Una successione di eventi statisticamente improbabili segna le giornate di Kurt O’Reilly, giovane professionista di origini italiane residente a Londra insieme alla moglie Elizabeth, Liz, scrittrice. La loro è un’esistenza metropolitana costellata di personaggi, telefonate, automobili, taxi, impegni che si accumulano in un’agenda sempre colma di cose da fare, rapporti da consegnare, persone da incontrare. In questa città che accoglie milioni abitanti, la vita di Kurt è oggetto di fortunate coincidenze che sembrano appoggiare, fino ad anticiparli, i desideri ed i bisogni del protagonista: una sconcertante “benevolenza cosmica”, come recita il titolo del romanzo, inspiegabile nella sua origine ma persino troppo efficace nei risultati che produce. Da qui si snoda una narrazione che gioca sagacemente con le nozioni di probabilità statistica, di karma e di destino, ugualmente presenti nelle conversazioni e nelle riflessioni di Kurt. Inutile cercare di ricostruire intellegibilmente la storia: il romanzo richiede una lettura attenta – che risulterà festosa – delle incredibili peripezie del protagonista.

Presentiamo qui un brano del romanzo in cui le perplessità di Kurt sugli inspiegabili interventi della fortuna nella sua vita ricevono un indizio: il suo destino, gli viene rivelato, si lega a quello di un altro individuo la cui identità Kurt dovrà scoprire; tutto questo in una Londra caotica, multietnica e contemporanea dove le cose più incredibili sembrano succedere solo a lui.

“Mi guardai la ferita.

«Il problema è proprio questo, in un certo senso» dissi. «Non è fortuna la mia, anche se per ora mi fa comodo chiamarla così. Non trovo banconote sul marciapiede. Non vinco premi alla lotteria. Le cose che mi accadono sono mediamente improbabili, non miracolose: è come se, di fronte alla possibilità di andare male o bene, ogni fatto che mi riguarda scegliesse di andare bene. Ma che lei ci creda o no, non ne posso più».

Vagai con lo sguardo per il locale. Due ragazze mi fissavano da un tavolo laterale, credo attratte più dal mio strano abbigliamento che dal mio magnetismo virile.

«Perché?» disse Lucia. «Perché non ne può più?».

Alzai le spalle. «Non sono sicuro di saperle rispondere» ammisi. «Forse perché il mio sistema di valori è messo a dura prova. La mia struttura psichica di riferimento, la mia fede nella stabilità degli eventi statistici, sta pericolosamente vacillando».

Diede un’occhiata all’orologio che aveva al polso. «Tra poco arriva il mio autista. Ho solo altri cinque minuti da dedicarle».

«Spero che siano sufficienti a spiegarmi cosa mi sta succedendo».

«Forse sì». Incrociò le braccia e si sporse verso di me. «Parecchi anni fa, in un villaggio dell’India, ho conosciuto un uomo che mi disse di avere il suo stesso problema: da mesi la fortuna lo favoriva in maniera vergognosa. E non solo non riusciva a goderne, proprio come lei, ma si sentiva terribilmente in colpa. Un senso di colpa che non era rivolto a un generico prossimo, a un’umanità astratta o a un ipotetico senso di giustizia, bensì a un preciso individuo».

«Un preciso individuo? E chi?».

«Non lo so. E non lo sapeva nemmeno lui. Ma secondo le sue credenze religiose, a un periodo così lungo e ininterrotto di prosperità doveva necessariamente corrispondere un periodo speculare di sfortuna a carico di uno specifico essere umano, legato karmicamente a lui in virtù di chissà quali precedenti incarnazioni. Qualcuno che doveva trovare a ogni costo, prima che gli opposti eccessi fossero fatali a entrambi».

«Fatali? In che senso fatali?».

In quel momento un uomo alto, in livrea e cappello, si materializzò al mio fianco. «Signora, dobbiamo andare» disse. «C’è molto traffico». «Un minuto e arrivo, Jeff. Aspettami all’ingresso» rispose lei. Poi posò una mano sulla mia. «Non l’ha specificato,» disse «ma temo nel senso peggiore».

Mi passai la mano libera sul viso. «E perché diavolo mi sarebbe accaduta una cosa del genere? Io non credo nel karma o in altre fesserie simili». «Be’, evidentemente queste fesserie credono in lei. E comunque temo che non esista al mondo qualcuno in grado di rispondere con certezza alla sua domanda. In ogni caso è inutile pensarci ora. La prima cosa da fare è rintracciare questa persona. Dopodiché credo che basterà toccarvi, o guardarvi, perché qualcosa avvenga».

Chiusi gli occhi per quattro o cinque secondi. Li riaprii e la fissai intensamente. «Quindi, se non ho capito male,» dissi «dovrei mettermi a cercare un tipo di cui ignoro nome, sesso, razza, età e ogni altro dettaglio, se escludiamo una spiccata inclinazione agli eventi sfortunati. Tra più di sette miliardi di esseri umani».

Lei si alzò. «No, Kurt. Questa persona è legata a lei karmicamente. Il che significa che la conosce già, oppure sta per conoscerla. E in ogni caso ha due elementi a suo favore».

«Che sarebbero?». Posò di nuovo una mano sulla mia. «Il primo è che lei è un uomo intelligente e acuto, con ottime risorse economiche e una rete di relazioni e contatti altrettanto significativi».

E il secondo?». Si piegò leggermente, avvicinò il viso al mio e mi diede un bacio sulla guancia. C’era un sorrisetto ironico sulle sue labbra? «Che lei è un uomo fortunato».”

Il brano è tratto dall’edizione Adelphi del 2021. Nova, il nuovo romanzo di Fabio Bacà, è nella lista dei finalisti del Premio Strega 2022.

Immagine di copertina: particolare del giardino botanico di Kew Gardens a Londra.

Ludovica Valentini

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