La Nazione delle Piante spiegata da Stefano Mancuso

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La Nazione delle Piante spiegata da Stefano Mancuso

La Nazione delle Piante e la loro importanza per la vita sul pianeta ci viene spiegata in un prezioso saggio dallo studioso Stefano Mancuso

Stefano Mancuso (Catanzaro 1965) è un botanico, accademico e saggista italiano. Nel suo libro La Nazione delle Piante, il Prof. Mancuso rende il lettore consapevole del suo ruolo effettivo nel grande ordinamento della vita planetaria, richiamandolo a considerarsene non il dominatore ma un semplice ed utile cooperatore. La specie umana costituisce una percentuale piccolissima della biomassa terrestre – appena lo 0,01% – mentre le piante ne rappresentano ben l’80 %. Come indica lo studioso «per numero e rilevanza la sovranità della Terra dovrebbe appartenere alle piante».

Eppure, benché la nostra esistenza dipenda letteralmente da quella delle piante, la nostra specie continua a distruggerle, tanto in modo diretto quanto alterando e danneggiando ecosistemi il cui equilibrio è fondamentale anche per la nostra vita. Continuiamo a comportarci come se la Terra disponesse di risorse inesauribili la cui unica funzione è quella di essere sfruttate da noi.

Riportiamo qui alcuni brani tratti da La Nazione delle Piante, in cui il Prof. Mancuso espone l’idea di comunità come nozione fondamentale di ogni relazione nel nostro ambiente, nozione sulla quale è indispensabile che l’uomo impari definitivamente a fondarsi.

La forza delle comunità ecologiche è uno dei motori della vita sulla Terra. A qualsiasi livello, dal microscopico al macroscopico, sono le comunità, intese come relazioni fra viventi, che permettono la persistenza della vita. Già nel 1961 uno dei primi studi che poté contare sull’uso di calcolatori elettronici per lo svolgimento dei numerosi e complessi calcoli previsti dai modelli dimostrava che comunità di organismi microscopici fluttuanti nel fiume York in Virginia non erano affatto alla mercé dell’ambiente. Al contrario, insieme risultavano cinque volte più resistenti alle fluttuazioni dell’ambiente stesso. Le relazioni fra i viventi, in altre parole, formano delle comunità la cui forza è in grado di influire attivamente sull’ambiente fisico. Le comunità sono alla base della vita sulla Terra. L’intero pianeta andrebbe considerato come un unico essere vivente – è la teoria di Gaia – i cui meccanismi equilibratori (in termini più tecnici si parla di omeostasi) sono in grado di generare le forze e controforze necessarie a smorzare le oscillazioni di un ambiente continuamente mutevole. Per capirci, qualcosa di simile ai meccanismi che rendono costante la nostra temperatura nonostante la temperatura dell’ambiente che ci circonda sia in continua variazione. La vita si è evoluta attraverso queste comunità e potrà continuare ad esistere soltanto se all’uomo sarà vietato di interferire. È per questo che la Nazione delle Piante riconosce come diritto inviolabile l’intangibilità di qualunque comunità naturale. […]

Insomma, le piante sono maestre della cooperazione e attraverso alleanze e comunità sono riuscite a costruire società mutualistiche in qualunque ambiente della Terra. Il fatto che le simbiosi fra i vegetali siano così comuni è probabilmente legato alla loro impossibilità di spostarsi dal luogo in cui sono nate. In queste condizioni, costruire comunità stabili e cooperanti con gli altri individui con i quali ci si trova a dover condividere lo spazio vitale diventa una necessità. Non potendosene andare in giro a cercare ambienti o compagni migliori, una pianta deve per forza imparare a ottenere il massimo dalla convivenza con i suoi vicini. […]

Anche con l’uomo, sebbene non ce ne accorgiamo, le piante hanno iniziato da lungo tempo relazioni di cooperazione. La maggior parte delle piante che ci circondano nelle nostre case, nei parchi, negli orti, nei campi sono, infatti, specie che con la domesticazione hanno iniziato con noi uno speciale rapporto di cooperazione che a ragione può essere definito di simbiosi. Perché proprio questo è la domesticazione: una lunga relazione durante la quale due specie imparano a stare insieme e dalla quale ambedue traggono benefici. È vero, infatti, che con la domesticazione dei cereali l’uomo ha risolto gran parte dei suoi problemi alimentari – circa il 70% delle calorie consumate dall’intera umanità sono prodotte dai cereali – ma in cambio grano, riso e mais hanno avuto la possibilità di diffondersi in ogni luogo del pianeta grazie al più importante ed efficiente fra tutti i vettori: l’uomo. La cooperazione è la forza attraverso la quale la vita prospera e la Nazione delle Piante la riconosce come primo strumento del progresso delle comunità.

Un libro da non perdere e soprattutto una lezione da imparare per sempre … sempre che vogliamo sopravvivere come specie del pianeta.

Ludovica Valentini

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