Giornata Mondiale del Libro con Marcel Proust

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Giornata Mondiale del Libro con Marcel Proust

Giornata Mondiale del Libro con pagine sulla lettura, da la Recherche di Marcel Proust

Dedichiamo la Giornata Mondiale del Libro, che si celebra il 23 aprile, a Marcel Proust (1871-1922), della cui scomparsa ricorre quest’anno il centenario.

L’amore per la lettura, la tendenza a rimanere da soli, in camera o in giardino, per potersi inoltrare indisturbato nelle avventure di un eroe o di più personaggi, sono alcune delle caratteristiche del protagonista a cui Proust affida il ruolo di io narrante nella Recherche. I libri lo accompagnano fin dall’infanzia, plasmandone la sensibilità, e quell’isolamento volontario, ambito dal lettore infantile e giovanile preconizza ai nostri occhi la solitudine che lo scrittore predilesse negli anni di composizione del suo capolavoro.

Presentiamo qui alcuni brani tratti da Du coté de chez Swann, primo dei sette volumi che compongono la Recherche, nella versione italiana della grande Natalia Ginzburg (1916-1991) la quale fu, com’è noto, collaboratrice dell’editore Giulio Einaudi. In queste pagine il narratore ricorda i pomeriggi di lettura nella casa di Combray.

“Quella buia frescura della mia stanza stava al pieno sole della strada come sta l’ombra al raggio, vale a dire, come esso luminosa, e offriva alla mia fantasia la visione totale dell’estate, di cui, se fossi stato a passeggio, i miei sensi non avrebbero potuto gioire che a tratti; e così ben s’accordava al mio riposo, che (grazie alle avventure narrate dai miei libri e che venivano a conturbarlo) sosteneva come l’abbandono d’una mano immobile in mezzo all’acqua corrente, l’urto e l’animazione d’un fiume in attività.

Ma la nonna, anche se il tempo troppo caldo s’era guastato, se era sopravvenuto un temporale o soltanto un acquazzone, veniva a supplicarmi di uscire. E, non volendo rinunciare alla mia lettura, andavo almeno a proseguirla in giardino, sotto il castagno, in un casottino di sparto e di tela al fondo del quale stavo seduto e mi credevo nascosto agli occhi delle persone che potevan venire a trovare i miei. […]

In quella specie di schermo screziato di differenti stati che, mentre leggevo, spiegava in un sol tempo la mia coscienza, e che andavano dalle aspirazioni più profondamente celate in me, alla visione tutta esteriore dell’orizzonte che avevo, in fondo al giardino, sotto gli occhi, quel che c’era anzitutto in me, di più intimo, la mano che muoveva senza tregua governando il resto, era la mia fede nella ricchezza filosofica, nella bellezza del libro che leggevo, e il mio desiderio di appropriarmele, qualunque fosse il libro. […]

Dopo quella fede centrale che, durante la mia lettura, compiva movimenti incessanti dall’interno verso l’esterno, verso la scoperta della verità, venivano le emozioni che mi dava l’azione alla quale prendevo parte, giacché quei pomeriggi erano più ricchi d’avvenimenti drammatici di quanto spesso non sia tutta una vita. Erano gli avvenimenti che accadevano nel libro che leggevo; è vero che i personaggi che offrivano non erano «veri», come diceva Françoise. Ma tutti i sentimenti che ci fa provare la gioia o la sventura d’un personaggio reale, non possono nascere in noi senza l’intervento di una immagine di quella gioia o di quella sventura; l’ingegnosità del primo scrittore fu l’intendere come, essendo l’immagine il solo elemento essenziale nell’apparato delle nostre emozioni, la semplificazione che consistesse nel sopprimere puramente e semplicemente i personaggi reali, sarebbe un perfezionamento decisivo. […]

Già meno interiore al mio corpo di quella vita dei personaggi, veniva poi, semi-proiettato dinanzi a me, il paesaggio dove si svolgeva l’azione, e che esercitava sul mio pensiero un’influenza ben più grande dell’altro, quello che avevo sotto gli occhi quando li levavo dal libro. Così per due estati, nel calore del giardino di Combray, ebbi, a causa, del libro che allora leggevo, nostalgia d’un paese montuoso e fluviale, dove avrei potuto vedere molte segherie, e dove, nel fondo dell’acqua chiara, dei pezzi di legno marcivano sotto ciuffi di crescione; non lontano s’arrampicavano lungo dei muri bassi, grappoli di fiori viola e rossastri.”

Il bisogno di appartarsi dagli altri e cercare rifugio, se non in camera, in giardino; l’adesione completa, profonda, alle vicende e ai sentimenti dei personaggi; la sensazione di muoversi nei paesaggi appartenenti alla pagina trascendendo lo spazio conosciuto della dimora familiare: queste ed altre particolarità ci trasmettono un senso di Proust lettore vicinissimo a noi nell’esperienza e nel ricordo.

Quanti di noi hanno passato ore luminose e felici perdendosi nelle pagine di un’autrice o di un autore, nelle vicende di un personaggio, nei panorami sconfinati, lontani, che un libro ha saputo evocare? E in quanti abbiamo scoperto verità e bellezza in una storia, tentando poi di far nostro quel tesoro? Chiunque abbia vissuto anche solo una piccola parte dell’esistenza sa di cosa parla Proust; la passione da lui raccontata per la lettura è la nostra stessa: per le pagine, per l’immaginazione, per la vita.

Ludovica Valentini

Immagine di copertina: Claude Monet (1840-1926), Giardino di Vétheuil (1881).

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