Natale di Roma: la Roma di Rocco Schiavone nelle pagine di Antonio Manzini

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Natale di Roma: la Roma di Rocco Schiavone nelle pagine di Antonio Manzini

Il 21 aprile si celebra il Natale di Roma: presentiamo qui la Roma del vicequestore Rocco Schiavone, personaggio di Antonio Manzini

Roma si stendeva davanti a lui con i tetti lucenti che rimbalzavano i primi raggi di sole. qualche nuvola si affacciava lontana, verso il mare. I fiori spandevano il loro profumo tutt’intorno e decine di insetti si buttavano in picchiata in mezzo ai petali per succhiare il nettare e sporcarsi le zampe con il polline. Rocco in mutande e maglietta si guardò riflesso nella finestra. Ebbe la sensazione di essere l’unica cosa in bianco e nero lì intorno.

Antonio Manzini, Era di maggio

Il 21 aprile si celebra il Natale di Roma, la cui fondazione risale, secondo la leggenda, al 753 a.C.

Abbiamo scelto di ricordare il secolare anniversario con alcuni brani tratti da Era di maggio, uno dei romanzi di Antonio Manzini (Roma 1964) dedicati al vicequestore Rocco Schiavone, romano come il suo autore.

Il personaggio ideato da Manzini non è un uomo facile: impaziente, scontroso, tendente al linguaggio greve e agli insulti. Eppure i suoi subordinati lo amano e i superiori lo stimano. Per quanto riguarda i lettori poi, a giudicare dal successo dei romanzi che hanno Rocco Schiavone come protagonista e all’analoga serie televisiva prodotta dalla RAI, si direbbe che in molti abbiano compreso cosa si muove realmente sotto la scorza dura del poliziotto: un uomo fedele ai propri sentimenti, dotato di compassione e leale verso gli amici

Benché i casi che il vicequestore deve affrontare siano in prevalenza ad Aosta, città dove Schiavone esercita le sue funzioni di poliziotto, Rocco è di Roma, proprio come il suo creatore, e la città natale di entrambi appare spesso nelle pagine di Manzini.

Un’avvertenza al lettore che vi si avvicini per la prima volta: il vicequestore Schiavone ha perso la moglie Marina in circostanze tragiche, descritte nel romanzo dal titolo 7-7-2007. Nelle pagine qui riportate, troviamo Rocco nella sua casa romana, immerso nostalgicamente in uno dei molti dialoghi immaginari con la moglie scomparsa che punteggiano i romanzi di Manzini. La loro conversazione ci permette di cogliere una visione della nostra capitale al sorgere del sole, uno dei molti omaggi resi dall’autore alla sua città.

“Si alzò con la luce dell’alba, contento che quella notte senza sogni fosse trascorsa. Si augurò di non doverne più passare una simile in tutta la sua vita. Alle sei e un quarto Rocco era in terrazzo a fumare la prima sigaretta della giornata seduto di fronte al sole che spuntava dipingendo la città di rosso e arancione.

«Bella è bella, vero?».

Marina regge la tazza di caffè con tutte e due le mani e ha un brivido di freddo. «L’abbiamo comprata per questo la casa, no?».

«Veramente perché è vicino a casa dei tuoi».

«Dai, facciamo la gara. Allora, tu indichi e io descrivo».

Tanto le azzecca tutte. «Cominciamo con una facile. Quel gruppo di tetti laggiù?».

«Sant’Anastasia al Circo Massimo».

«Brava. Quella laggiù dietro l’Altare della Patria?».

«Torre delle Milizie! Uffa, un po’ più difficile?».

«Allora, quel gruppo di cipressi… vedi? Sopra Testaccio?».

«Santa Sabina! Vorrei ricordarti che ci siamo sposati là!».

Ha ragione. Coi cipressi dell’Aventino e il Giardino degli Aranci lì accanto. «Marì, ma tu lo sai perché i cipressi li mettono nei cimiteri?».

Beve un po’ di caffè. «Per le radici. Sono a fuso e scendono dritte, non orizzontali, così non disturbano le tombe e non fanno il solletico ai morti». Mi guarda e mi sorride.

«Quante cose che sai».

«Vero?».

La guardo. Punta gli occhi verso la città e li strizza un po’.

«Sono rughe quelle che vedo lì intorno?».

«No. Sono pieghe. Le rughe non hanno fatto in tempo».

Si gira verso di me. «La verità? Ti sei dimenticato i miei difetti. Succede sempre con quelli che se ne vanno, vero? La prima cosa che dimenticate di noi sono i difetti».

«Tu non ne avevi».

«Bum!» E si mette a ridere. «Di’ la verità, Rocco. Cominci a vedere una nebbia…».

«Ti sbagli!».

Santa Sabina, il Circo Massimo, l’Aventino, Testaccio. Spiace che queste immagini di Roma, occhieggiata in un immaginario gioco amoroso, appartengano a un uomo sofferente cui è stato sottratto uno dei suoi affetti maggiori. Sappiamo che, rimasto vedovo, Rocco adotterà Lupa, una cagnetta il cui nome ricorda la leggenda della fondazione di Roma che lo accompagnerà nella sua solitudine. E approfittiamo della visione di questa Roma all’alba per richiamarci a quella di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), il cui centenario si celebra quest’anno. Qui di seguito i versi che chiudono Poesia in forma di rosa (1964):

Si apre come un’aurora / Roma, dietro le spirali del Tevere, / gonfio di alberi splendidi come fiori, / biancheggiante città che attende i non nati, / forma incerta come un incendio / nell’incendio di una Nuova Preistoria.

I brani del vicequestore Rocco Schiavone ideato da Antonio Manzini sono tratti da Era di maggio, edito da Sellerio nel 2015.

Ludovica Valentini

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