Riepilogo febbraio: “La nuova manomissione delle parole”, di Gianrico Carofiglio

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Riepilogo febbraio: La nuova manomissione delle parole, di Gianrico Carofiglio

Qui il riepilogo della nostra sessione di febbraio, incentrata sul saggio La nuova manomissione delle parole, di Gianrico Carofiglio

La nostra sessione di martedì 22 febbraio 2022 ha avuto per oggetto il libro La nuova manomissione delle parole, di Gianrico Carofiglio (Bari 1961). Per ovvie ragioni, dato che il libro costituisce una riflessione sull’uso del linguaggio nel mondo della politica, e quindi sul suo uso ed abuso ideologico, la riunione si è aperta con alcune considerazioni sulla situazione politica attuale, in cui spicca il conflitto russo-ucraino.

Per alcune lettrici e lettori abituati alle opere di narrativa di Carofiglio, questo breve saggio edito da Feltrinelli nel 2021 ha costituito una sorpresa che però, nella maggior parte dei casi, non ha deluso: per citare le parole di un lettore, “è impossibile non essere d’accordo con quello che dice”, e per citare quelle di una lettrice, “il libro non solo mi ha interessato, mi ha anche turbato.” Tutti siamo infatti consapevoli della forza e del potere insito nella parola, così come dei pericoli che rappresenta il suo uso a fini propagandistici.

Il gruppo ha osservato che il discorso di Carofiglio sull’uso fuorviante della parola nel mondo della politica e dei mezzi di comunicazione è un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. Alcune voci hanno giustamente notato come in Spagna e altrove (per esempio negli Stati Uniti), l’uso di slogan di propaganda volti a condizionare l’opinione pubblica siano all’ordine del giorno. In questo senso si è fatto riferimento, tra l’altro, al processo che negli anni recenti ha coinvolto un gruppo di importanti esponenti politici catalani e all’uso che è stato fatto del linguaggio giuridico utilizzato nei loro confronti.

Si è anche parlato della violenza e dell’aggressività caratteritiche del linguaggio politico contemporaneo: Carofiglio le indica come parte di una strategia di comunicazione proveniente soprattutto dalla destra italiana che le lettrici e i lettori le vedevano come totalmente affine, se non identica, a quello che avviene in Catalogna e in Spagna e altrove. “Le parole sono molto potenti”, ha affermato una lettrice, aggiungendo che tutto dipende da chi ha il cosiddetto dominio del relato, ovvero il controllo della narrazione che viene fatta circolare.

Una lettrice ha ricordato una delle parti più nutrite del saggio, ossia il caso dell’imprenditore nonché ex capo del governo italiano Silvio Berlusconi, che ne ha dominato la scena politica per vent’anni e sul quale pesano importanti giudizi morali – oltre che penali – riguardanti il suo concorso in casi di corruzione. Se altri sono stati condannati, l’ex-premier è riuscito invece ad evitare ogni sanzione grazie alla creazione di vere e proprie leggi ad personam che lo hanno messo al riparo da ogni conseguenza proveniente dall’azione della magistratura.

La conversazione ha toccato anche l’aspetto del linguaggio come veicolo di espressione di sentimenti, emozioni, stati d’animo. Una lettrice ha fatto riferimento a una parte del libro dove si parla dei suicidi a Tahiti: la lingua locale infatti è priva di termini che esprimano il disagio dell’anima, con la conseguente impossibilità per l’individuo di dar voce alla disperazione o ad altre esperienze devastanti; queste rimangono quindi intrappolate nella coscienza e, senza uno sbocco per la condivisione linguistica, anche sommaria, non permettono alcun sollievo e tantomeno un cura, provocando così il ricorso alla morte come unica via di salvezza. L’uso della parola come qualcosa di “delicato”, è stato detto, fa comprendere i rischi insiti in qualsisasi omissione o manipolazione linguistica che può investire un’intera società.

Il dibattito ha affrontato inoltre temi come l’inclusività: come in ogni società, anche in quella contemporanea il linguaggio risente dei cambiamenti che avvengono in seno ai gruppi. Oggigiorno ci troviamo di fronte alla questione di come registrare nella lingua scritta, oltre che parlata, l’aspetto cosiddetto “fluido” dell’identità di genere: da qui che nascano esperimenti grammaticali non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, a loro volta soggetti a molte polemiche.

Si è anche parlato dell’indifferenza che gran parte dei cittadini mostrano ormai nei confronti degli usi linguistici del mondo della politica: può trattarsi di stanchezza, ma anche di un’indifferenza generata dagli stessi mezzi di comunicazione, che appiattiscono il linguaggio e dunque il pensiero. In sostanza, un’indifferenza voluta e cercata proprio dalla manipolazione delle parole che il libro di Carofiglio si sforza di sottolineare.

Una delle parole del testo su cui si è soffermato il dibattito è stata la vergogna. L’autore le dedica molte pagine, richiamando l’attenzione del lettore sull’aspetto morale della politica nella sua visione ideale di arte del buon governo. Parole come svergognato e lo spagnolo sinvergüenza, applicate alla maggioranza dei nostri politici, sono apparse nella nostra conversazione. A questo proposito, una lettrice ha affermato che il libro è un saggio di etica: certamente, il richiamo ad un uso integro, veritiero del linguaggio è un richiamo a un comportamento integro e veritiero nella vita. La rinuncia ad ogni soppressione o abuso delle parole a fini propagandistici o per brama di poter vorrebbe dire riportare la politica alla sua forma più alta, vero strumento al servizio dei cittadini e della democrazia.

Tra gli autori citati da Gianrico Carofiglio che hanno colpito particolarmente i lettori: Antonio Gramsci e le sue parole contro l’indifferenza; Primo Levi con la sua testimonianza del lager; Victor Klemperer e le sue annotazioni sul linguaggio del Terzo Reich; George Orwell e il mondo distopico descritto nel celebre romanzo 1984; Ludwig Wittgenstein, per il quale i limiti del nostro linguaggio sono i limiti del nostro mondo; e Albert Camus, con il suo richiamo alla bellezza come elemento indispensabile ad ogni rivoluzione.

Vi è stato anche un riferimento a Socrate: a questo proposito ho segnalato al gruppo che nel ‘400, gli umanisti recuperarono la forma letteraria del dialogo socratico, così come era stato tramandata atraverso le opere del suo allievo Platone. Questo procedimento, che Socrate utilizza affinché cada interlocutore pervenga a scoprire da solo la verità, torna in auge con l’Umanesimo: il dialogo infatti, come confronto di idee ed argomenti, permette all’individuo di osservare una varietà di punti di vista senza limitarsi dogmaticamente a quello imposto dal potere dominante. Nel sec. XV il dogma proveniva dalla Scolastica, ovvero dalla Chiesa, rispetto alla cui rigidità l’Umanesimo reagisce individuando nuove vie.

Nella conclusione, il saggio di Gianrico Carofiglio ricorda la nostra capacità di reagire ad ogni tentativo di manipolazione osservando, discernendo, pensando in modo autonomo e agendo di conseguenza. In tutto questo, il linguaggio esercita una funzione creativa e fondante giacché è in grado di plasmare nuove realtà. Sicché, mentre lo scenario del mondo cambia inglobando nuovi conflitti, vale la pena chiederci quale linguaggio utilizzare per dare, se possibile, un futuro a questo meraviglioso pianeta.

Grazie a tutte e tutti per le osservazioni, i punti di vista, i paragoni e le estrapolazioni e a risentirci a marzo,

Ludovica

2 commenti

  1. Brillante riassunto de la sessione che è stata molto vivace, anche perché é di grandissima attualità. In effetto, questi giorni stiamo assistendo a una grande manomissione quando sentiamo i discorsi di Putin giustificando la sua invasione della Ucraina.
    La manomissione delle parole porta a una distorsione de la realtà che puo resultare in grande catastrofe.

    1. Cara Anna Maria, grazie del tuo commento: hai ragionissima riguardo all’attualità e ai rischi che comporta l’uso propagandistico delle parole. Grazie anche della tua partecpazione al dibattito del gruppo, sei sempre molto chiara ed efficace. Infine, complimenti per il tuo italiano scritto! In futuro, sentiti libera di usare questa o un’altra lingua tra le molte che parli e scrivi perfettamente. A risentirci presto.

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