Riepilogo gennaio: “La signorina Crovato”, di Luciana Boccardi

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Riepilogo gennaio: La signorina Crovato, di Luciana Boccardi

Ecco il riepilogo della nostra sessione di martedì 25 gennaio, incentrata su La signorina Crovato di Luciana Boccardi

Martedì 25 gennaio il Club si è riunito per parlare del libro del mese, La signorina Crovato, prima parte dell’autobiografia della giornalista veneziana Luciana Boccardi, spentasi all’età di 89 anni proprio il 12 di questo mese.

Questo “romanzo autobiografico”, come è stato definito da alcuni lettori, prende avvio dalla prima infanzia di Luciana e termina quando l’autrice ha dodici anni. Per tutti, l’opera è risultata molto piacevole, con uno stile scorrevole e capitoli corredati di titoli che introducono gli episodi della famiglia Crovato, le cui avventure possono a volte sorprendere: ricordiamo in questo senso l’osservazione di un lettore circa il viaggio della madre di Luciana, musicista, la quale, lasciando a casa il resto della famiglia, si imbarca alla volta del Libano, dove è stata ingaggiata per alcuni mesi insieme ad una piccola orchestra di connazionali per intrattenere gli ospiti di un albergo di lusso.

Appare straordinario che Marcella viaggi sola mentre il resto del gruppo – costituito dal marito Raoul, dai figli Luciana e Giorgio, dai nonni paterni e materni, dalla zia Elsa e da qualche altro parente – rimane a Venezia. La spiegazione risiede nel fatto, rilevato nel corso della riunione, che questa biografia davvero romanzesca si fonda su una costante: la povertà che assedia eternamente i Crovato ed il conseguente bisogno di trovare ogni mezzo onorevole che permetta di tirare avanti. La stessa vita di Luciana, dapprima piccola bambina e poi giovanissima ragazza, è segnata dalla continua ricerca di lavoretti che possano sostenere il magro bilancio familiare.

Alcune perplessità ha sollevato la precisione dei ricordi dell’autrice: c’era chi dubitava fosse possibile ricostruire con tanta esattezza gli anni della prima infanzia della scrittrice.

La risposta, si è detto in sessione, è duplice: da una parte, nella stesura di mémoirs, si ricorre generalmente all’aiuto di testimoni fidedigni – cosa che fa anche Luciana Boccardi. Dall’altra, ci si affida al ricordo, dunque, ovviamente, alla nostra versione dei fatti, edificando su questa la narrazione da consegnare al mondo.

Questo conduce a una riflessione sull’autobiografia, come genere e come esperienza: cosa vuol dire scrivere la nostra storia, cos’è veramente il racconto della nostra vita?

Sono state citate due opere lette in passato con il Club: si tratta di Stella mattutina, autobiografia della poetessa Ada Negri (1870-1945), e Rinascimento privato, di Maria Bellonci (1902-1986), monologo interiore in chiave autobiografica di Isabella d’Este (1474-1539), la quale, ormai anziana, riflette sulla propria vita e sugli eventi della sua epoca.

Come per loro, anche per la Luciana Boccardi de La signorina Crovato raccontare significa affermare un percorso basato sull’impegno, sulla volontà di imparare, su una grande energia e sulla determinazione a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il libro dà certamente un taglio positivo all’esperienza, come testimonia la scelta della citazione da Jacques-Yves Cousteau posta in apertura: «Se qualcuno, per qualsiasi ragione, ha l’opportunità di condurre una vita straordinaria, ha il dovere di non tenerla per sé». È chiaro che Luciana Boccardi attribuisce alla propria storia e a quella della sua famiglia il pregio dell’eccezionalità, assumendo il dovere (ma anche il piacere, possiamo aggiungere, trattandosi di una donna che della scrittura ha fatto la sua professione) di condividerla.

La famiglia, s’è detto: di contro a chi vedeva un eccessivo protagonismo dell’autrice nelle sue pagine, “bambina troppo padrona di sé e saggia”, altri hanno sottolineato il notevole spazio che viene dedicato alla famiglia: dai nonni paterni e materni fino alla generazione di Luciana stessa, del fratellino Giorgio, delle piccole amiche e dei primi colleghi di lavoro. In particolare, si è parlato della figura eroica del padre, reso cieco da un incendio. Raoul Masin Crovato viene descritto con i suoi chiaroscuri, le debolezze che ne minano la salute ma anche le sue doti di uomo, di artista, di antifascista nonché di laico amante della libertà, capace di dire alla figlia: «Se tu senti il desiderio di aderire a una religione, devi farlo, non vorrei mai che ti lasciassi influenzare, né da me né da nessun altro».

Sempre sul tema della famiglia che, con le sue vicissitudini, forma il carattere e in certo modo anche il destino dell’autrice, è stato sottolineato un altro elemento chiave: in questo gruppo messo a prova dalla povertà, dalle differenze ideologiche, dalla guerra, si percepisce la presenza dell’amore. Nell’immagine che ce ne consegna l’autrice, i Crovato costituiscono infatti un nucleo che conferisce forza e sicurezza ai suoi membri.

Intorno a loro, una schiera di figure: i contadini presso cui Luciana va a vivere nella prima infanzia, i musicisti amici del padre, i primi datori di lavoro di Luciana stessa, i religiosi del collegio dove va a studiare Giorgio, le amicizie che appaiono e scompaiono, i traditori fascisti che dopo la Liberazione cercano l’appoggio di Raoul, i dirigenti della Biennale – tutto un mondo che si muove e arricchisce l’esperienza della protagonista e dei suoi familiari, e sul cui sfondo appare costantemente Venezia, città natale e, come sempre, unica.

In questo contesto, è stata ricordata la ricchezza artistica e intellettuale dei Crovato, nella cui dimora si fa perennemente musica – vero antidoto ad ogni infelicità. La loro storia s’inserisce in un’epoca di grande travaglio politico e sociale per l’Italia costituendone, insieme a molte altre opere di carattere diaristico, poetico, personale, autobiografico, una straordinaria testimonianza.

In omaggio alla giornalista da poco scomparsa, la cui prosa continuerà ad accompagnarci in un prossimo ciclo, riportiamo le parole che chiudono il libro:

La vita è bella. No, è bellissima!

Grazie a tutte e tutti per la partecipazione e appuntamento a febbraio.

Ludovica

2 commenti

  1. Cara Ludovica,
    Un bel libro, pieno di sensibilità, dove l’amore
    salva la famiglia da infinite avversità.
    Grazie percheé ci fai sempre entrare a pieno
    titolo nella scoperta.
    Il tuo épilogo é. profondo e dettagliato.

    1. Grazie a te, Carme, sei stata proprio tu in sessione a sottolineare come l’amore costituisca il vincolo della famiglia Crovato. Questa e molte altre tue osservazioni arricchiscono la vita del Club. A risentirci presto!

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