Incontro in Polonia, racconto di Mario Rigoni Stern (2)

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Incontro in Polonia, di Mario Rigoni Stern (2)

Continua il racconto del soldato Mario Rigoni Stern, diretto al fronte polacco

Continua il racconto dello scrittore, qui soldato, Mario Rigoni Stern, in viaggio con altri compagni italiani su un treno diretto al fronte polacco. È il febbraio del 1942.

(segue)

“Capii benissimo tutto quello che volle raccontarmi. Mi disse che aveva fatto la guerra del ’15 sulle mie montagne, che si trovò lí alla fine e che venne fatto prigioniero. Da prigioniero aiutò gli operai a sgombrare le macerie del paese e a seppellire i morti; mi parlò della fame che c’era tra di loro e come le mie compaesane gli passassero le fette di pane.

Intanto i miei amici s’erano affacciati alla porta del vagone e seguivano il nostro animato discorrere. Dicevano tra loro:

– Rigoni ha trovato un compaesano in Polonia!

Lui intanto mi citava nomi di località e di montagne che dovevo per forza credergli. Gli diedi da fumare e visto che aspirava avidamente il fumo gli diedi tutto il pacchetto. Mi fece cenno di aspettarlo lí e si avviò verso un gruppo di casupole saltellando tra la neve come una gracchia.

Faceva freddo e per riscaldarmi sbattevo le mani sotto le ascelle. Quelle case laggiù, dove era andato il mio polacco, erano raggruppate attorno a un pozzo dal lungo palo a bilanciere puntato verso il cielo grigio, ed erano larghe e basse con i tetti di paglia verde oliva che risaltavano tra il biancore della neve e il grigio del cielo. I camini fumavano lentamente e mi venne il ricordo della ritirata di Napoleone come è descritta in Guerra e pae e dei beccaccini che partono da queste parti per passare da noi e di tante altre cose più per sensazione che per pensiero: giochi infantili tra la neve, la vecchia zia del nonno che faceva la calza per noi, caldo di stalle, odori, immagini remote e recenti. Quasi m’aspettavo di veder uscire da quelle case il mio fratello più piccolo o la mia fidanzata e passare per le strade slitte cariche di legname tirate da cavalli fumanti.

Tutte queste cose e l’incontro con il paesano polacco e il muovermi che facevo sulla neve per non sentir freddo mi davano una dolce e allegra armonia.

Ritornò, il mio amico, portando un secchio di birra. Ne ho bevuta di birra in giro per il mondo, ma di simile no di certo; e mai, purtroppo, ne berrò. Giusta come temperatura, saporita, limpida, schiumosa e che lasciava la bocca profumata e desiderosa di berne ancora.”

(continua)

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