“Chiusura di caccia”, di Mario Rigoni Stern (3)

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Si conclude “Chiusura di caccia”, ultimo racconto del volume Il bosco degli Urogalli di Mario Rigoni Stern

Si conclude il racconto dell’ultimo giorno di caccia: l’urogallo, il grande avversario, vola via con lo stormo e per tutto l’inverno l’uomo non potrà disturbarlo.

“Solo i selvatici restavano. Finalmente in pace con la loro natura tra tormenta e gelo”, scrive Rigoni Stern accettando la sconfitta, anche se solo temporanea. Si conclude così il racconto “Chiusura di caccia”, ultimo della raccolta intitolata Il bosco degli urogalli.

La Busa del Carbon s’apriva davanti a noi ampia e senza luce. Attorno giravano i gradoni di roccia come un amfiteatro e tra l’uno e l’altro grdino, sulle cenge, nereggiavano i mughi; nel centro, in basso, lo stagno gelato. Sentivo che i galli dovevano essere qui e cosí mi avvicinai cauto e pronto a sparare. Il mio compagno era nell’altro versante a duecento metri, pronto anche lui. vibrai le labbra emettendo violentemente l’aria inspirata. Niente. Battei le mani come a teatro ma più lentamente. Nessun volo. Niente. Tutto restava in silenzio. fu quando iniziai ad attraversare la buca per andare in linea retta dal mio compagno che sentii il cuore darmi un tonfo e sussultare. Partirono proprio dal centro, tra me e lui, ma a nessuno dei due erano a tiro.Uno dietro l’altro, veloci e simultanei, facevano fremere l’aira che li sosteneva. Con il collo proteso e lucido, la coda arcuata e nera e il sottocoda bianco infilarono veloci, ad ali ferme, la gola che sboccava nella valle. Scaricai il fucile nella loro direzione e cosí fece il mio compagno. Corsi in avanti; ne contai dodici. Dall’orlo vidi che passavano sicuri la valle, la risalirono un po’, infine mi sparirono dalla vista dietro uno sperone di roccia. Il mio compagno mi raggiunse emozionato e ansante. – Hai visto , – disse, – che roba! Dodici ernao! – amen, – dissi, – finita la caccia per quest’anno. Li rivedremo l’anno venturo -. Alzai in aria il fucile esclamando: – Alla salute degli urogalli! – E scaricai due colpi. – Alla salute dei forcelli! – gridò il compagno e scaricò due colpi. – Allora, – dissi – ricarichiamo. Attento!

Eravam sull’rolo delle rocce che precipiatavano nella valle deserta dove era già scesa la sera. – Alla salute degli urogalli, dei forcelli, delle coturnici, delle pernici, dei francolini, dei caprioli e delle lepri. Tam! tam! fece secco il mio fucile. Tam! tam! rispose quello del mio amico e l’eco ci riportò le fucilate e poi la valle ancora rimbombò fino alle ultime vette dove sino alla primavera nessun uomo sarebbe passato. Solo i selvatici restavano. Finalmente in pace con la loro natura tra tormenta e gelo.

La sera ci colse di sorpresa seduti sotto un abete dove avevamo finito la borraccia della grappa. Lontano, giù in fondo, si vedeva il paese illuminato. Dalla linea delle luci indovinavo le strade e le contrade. Sopra le case si stendeva il fumo dei camini. I camini che fumano: case calde, latte fumante, patate e zuppa bollente, bambini assonnati. Finita la caccia.

Il bosco degli urogalli è stato pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1962.

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