Il bosco di Mario Rigoni Stern (2)

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Il bosco di Mario Rigoni Stern (2)

Prosegue il racconto Dentro il bosco, di Mario Rigoni Stern

– Forse i fascisti si accorsero di aver fatto una gran bestialità perché quando dissi che ci voleva subito un medico il tenente mandò giù in paese a cercarlo. Mi misi a bestemmiare e a imprecare contro di loro perché vedevo che non c’era niente da fare, ma solo aspettare che finisse di morire. Pure, con la scure ancora bagnata e calda di sangue, tagliai due grossi rami per fare una barella, perché almeno morisse nel suo letto. Lì, da quell’albero, tagliai i rami. Li vedi i nodi? E io davanti e due donne dietro scendemmo per la mulattiera. Loro ci seguivano con il fucile in spalla.

– Giunti a casa arriva anche il dottore. Lo guarda e non dice una parola. Era il medico condotto, quello che aveva fatto l’alpino con i nostri vecchi e s’era fermato qui per sempre, e conosceva tutti uno per uno, anche i bambini e quelli che erano andati all’estero. Era ateo lui e fumava toscani; con la bicicletta andava come un pazzo. Te lo ricordi? Bene, lo guarda e non dice niente, solo prende il tenente per il petto e lo tira fuori dalla cucina. Era uno sbarbatello di tenente, scuotendolo come una scopa lo prende per il petto e gli sputa sul muso senza aggiungere niente. Quando rientrò, Cristiano aveva finito di morire. S’erano radunati gli uomini e le donne della contrada. Stavamo tutti zitti davanti alla sua morte. Anche sua madre.

– Da quel momento diventammo tutti partigiani. Anche i vecchi e i bambini. Anche le donne. Ci ritirammo sulla montagna con i fucili da caccia e più tardi avemmo mitra e dinamite. Le donne portavano da mangiare e tabacco. Le brigate nere incominciarono ad avere la vita dura. Vennero anche i lanci degli inglesi e vennero anche i tedeschi…

La sigaretta era finita; una fila di formiche mi rasentava la scarpa. Non parlammo più sino a casa sua. Mi invitò in cucina a bere un bicchiere di vino. Sopra la credenza c’era un’immagine listata a nero. Era Cristiano: nato il 14-12-1925, morto per causa dei fascisti il 17-11-1943 – la mamma e la sorella – a ricordo degli amici.

Tratto da Il bosco degli urogalli (Einaudi 2018, 1ª edizione 1962).

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