Afghanistan: “Il vento di Kabul”, di Tiziana Ferrario

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Afghanistan: Il vento di Kabul, di Tiziana Ferrario

L’Afghanistan del nuovo millennio e il suo destino incerto appariono nelle pagine di Tiziana Ferrario, che con Il vento di Kabul (2006) ritraeva un paese poverissimo alle prese con immense difficoltà.

Nel saggio intitolato Il vento di Kabul, la giornalista e scrittrice Tiziana Ferrario (Milano 1957) offre un ritratto di un paese devastato dalla guerra e alle prese con tentativi di rinnovamento della politica, dell’economia e della società.

Il vento di Kabul venne pubblicato da Tiziana Ferrario (Milano 1957) giornalista esperta in questioni medio-orientali, nel 2006. Il libro, un dettagliato reportage sull’Afghanistan all’inizio del nuovo millennio, ne descriveva la società con i suoi problemi economici, politici ed istituzionali. Allora l’Occidente aveva stabilito nel territorio centri di ausilio e di controllo volti a guidare la ripresa di un paese devastato dalla guerra in cui si divisavano tentativi di rinnovamento democratico. Nell’agosto del 2021, venti anni dopo quelle iniziative, l’Occidente ha fatto dietro-front, svuotando l’Afghanistan dei propri contingenti e collaboratori e lasciando la sua gente in una situazione altrettanto complessa, mentre sullo scenario internazionale si agita nuovamente il fantasma del terrorismo islamico.

Riportiamo qui alcune pagine tratte dal libro.

A circa 500 metri dal Serena Hotel sorge la baraccopoli di Murad Khani dove migliaia di persone vivono tra le fogne a cielo aperto. Tutt’intorno il solito traffico di kabul, caotico a qualunque ora della giornata, con gli scarichi delle vecchie auto che avvolgono la città in una nuvola di gas irrespirabile. Gli afghani si alzano molto presto e alle 5 della mattina sono già per strada con ogni mezzo. Lunghe code di taxi gialli carichi di passeggeri stipati anche nel bagagliaio: per lo più vecchie Toyota ammaccate e puzzolenti che scaricano nuvole nere nell’aria mentre cercano di superare autobus vecchissimi, strapieni di gente anche sui tetti. Ogni tanto qualcuno, a una frenata brusca, cade e si rompe le ossa. Asini malandati trascinano carretti pesantissimi ritagliandosi quel poco di spazio rimasto sulla strada. Nonostante a ogni incrocio ci siano almeno due o tre vigili, è impossibile capire quali siano le regole da rispettare. Alcune auto hanno il volante a destra, altre a sinistra. Tutti cercano di viaggiare al centro della strada per evitare le buche. Passa chi ha il coraggio di non frenare. Qualche volta però il gioco non riesce e ci scappa l’incidente, che blocca del tutto la già precaria circolazione. È normale incrociare tre persone su un motorino o addirittura su una bicicletta. Altrettanto normale rivederli poco dopo, buttati fuori strada da qualche automobilista spericolato, a terra in bilico sul canale di scolo che corre lungo la carreggiata.

Spostarsi a Kabul è un’impresa difficilissima. Non ci sono mezzi pubblici regolari che collegano le sperdute periferie con il centro della città. Le strade sono poche e sconnesse. Si possono impiegare svariate ore per arrivare da una parte all’altra, anche se si devono percorrere brevi distanze. […] Dall’alba al tramonto le strade pullulano di gente indaffarata e mezzi di ogni tipo, compresi quelli militari che pattugliano i punti strategici. […]

Al calar del sole ogni rumore si spegne a Kabul. Gli artigiani chiudono le porte delle loro botteghe ai bordi delle strade: in genere container di ferro arrugginito, gelidi nei lunghi inverni afghani e arroventati nelle calde estati. I venditori ambulanti coprono i loro carretti stracolmi di uva passa, noccioline, frutta e verdura. I negozi più lussuosi, che espongono in vetrina gli ultimi modelli di telefoni cellulari e ogni genere di prodotto elettronico, abbassano le saracinesche. Ricomincia il viaggio di ritorno a casa che può essere anche più drammatico di quello dell’andata: tutti rientrano alla stessa ora e, soprattutto, prima che faccia buio. Dopo le sette di sera poche lampade a olio rimangono accese su alcune bancarelle, ma si tratta di temerari

Tiziana Ferrario, Il vento di Kabul. Cronache afghane

Il vento di Kabul è stato pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore SpA Milano.

1 commento

  1. Riletto tra agosto e settembre di quest’anno, proprio durante la smobilitazione USA ed europea: l’ho trovato ancora attuale, tanto nelle descrizioni dei luoghi (devastati) quanto in quelle della popolazione: uomini, donne, anziani, bambini, un’umanità in miseria e sofferente.

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