Il mare del Poetto in “Terre promesse” di Milena Agus

Il-Poetto-Cagliari-milena-agus-Sardegna

In Terre promesse, Milena Agus converte il mare di Poetto nello scenario di una scoperta

Il Poetto, la principale spiaggia di Cagliari, si converte nello scenario di una piccola grande scoperta nel romanzo Terre promesse, di Milena Agus (Genova, 1955).

Chi non cerca, forse anche inconsapevolmente, una terra promessa? Di questo si occupa il romanzo dal titolo pressoché omonimo di Milena Agus (Genova, 1955). Leggendo, però, ci si rende conto lche la terra promessa non corrisponde necessariamente a un luogo: la felicità sembra piuttosto risiedere nello sguardo con cui scegliamo di osservare la vita, nella nostra generosità e gratitudine e soprattutto nella capacità di sorprenderci e amare. D’amore, in tutte le sue forme, parlano infatti queste pagine, anche quando i destini si ingarbugliano e non sembrano portare là dove in principio si vorrebbe. Riportiamo qui le pagine in cui uno dei personaggi scopre finalmente, non lontano da casa, la vastità del mare, e con essa un piacere assai vicino alla felicità.

Raffaele era l’unico ad andare d’accordo con la suocera. Litigavano soltanto per il mare, che la nonna non aveva mai visto e di cui non era per niente curiosa. Fosse stata una vechia dell’entroterrra, Raffaele l’avrebbe scusata, ma Cagliari e la spiaggia del Poetto, una distesa di dune bianchissime lunga dodici chilometri, erano a un’ora da lì, dove viveva. In quella terra promessa a due passi da casa lui era disposto ad accompagnarla in qualunque momento. La nonna alzava le spalle come per dire che lei aveva altro da fare e non gliene importava né di Cagliari né del mare.

Ma quando si ammalò gravemente dovette accettare che Felicita e suo padre la portassero dal dottore a Cagliari, e il genero e la nipote decisero allora di passare proprio davanti al Poetto.

Durante il viaggio di andata la nonna tenne il suo fazzoletto nero di lana in testa, come un paraocchi, ma nel viaggio di ritorno suo genero, già d’accordo con Felicita per un’azione a sorpresa, fermò la macchina sul ciglio della strada e i due la trascinarono a forza sulla spiaggia, mentre lei cercava di divincolarsi e li malediceva.

Eccolo, il mare, immerso in uno spazio e in un silenzio infiniti. Imprigionata nelle braccia dei suoi rapitori, la nonna lo guardò con sospetto, ostile, di sicuro in colpa perché quella sosta le sembrava un’inutile sfarzosa villeggiatura non meritata che toglieva tempo ai suoi doveri quotidiani. Poi, con il muso lungo e l’aria temporalesca, si sedette rassegnata sulla sabbia e allora la liberarono.

Ma quei due le si misero a fianco e non accennavano a portarla via. Quella testa d’uccellino della nipote le mostrava estatica il mare e le diceva: “Nonna, non ti sembra di essere arrivata in un mondo perfetto?” Cercava di convincerla a stare sulla sabbia a piedi nudi e, visto che la nonna resisteva, fu la nipote a toglierle le scarpe e le calze, come fosse una bambina, e tenendola nuovamente prigioniera la obbligò a mettere i piedi dentro l’acqua.

Il mare la accolse come accoglie tutti i pesci fuor d’acqua.

Dopo ogni visita dal dottore di Cagliari, suo genero le proponeva una sosta al Poetto, nello stesso punto, che appariva però sempre diverso, Il mare azzurro, calmo, trasparente, spumeggiante, plumbeo, minaccioso, poi di nuovo azzurro. La spiaggia bianca, cipria, grigio-argento, nera, poi di nuovo bianca.

La nonna alzava le spalle come per dire che non gliene importava niente, ma scendeva dalla macchina in fretta e con un passo da ragazza raggiungeva la riva, si toglieva le scarpe, le calze e se ne stava con i piedi nell’acqua. Una volta che il mare era in buona, le circondarono i piedi tanti pesciolini. Lei, quei pesciolini, si curvò a ossevarli meglio.

La nonna segnava sul calendario la data della successiva visita medica e di sicuro non era perché le importasse della salute, sapeva che il suo male non perdonava, ma perché voleva calcolare quanto mancava al giorno in cui avrebbe rivisto il mare.Smise di lamentarsi perché Felicita era una buona a nulla, i generi poveracci e falliti, le figlie stupide e i nipoti incapaci. Se ne accorsero tutti del cambiamento e lo attribuirono alla vecchiaia e alla grave malattia che la stava facendo morire.

Ma Felicita era sicura: la nonna aveva capito che la terra promessa non era poi così distante dal posto in cui aveva vissuto tutta la vita, e in fondo bastava un piccolo sforzo per superare ciò che la allontanava dal suo solito mondo e la portava in un mondo straordinario, lì accanto.

Tratto da Terre promesse (Nottetempo, 2017).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *