La felicità che siamo e che cerchiamo: “Terre promesse”, di Milena Agus

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In Terre promesse, Milena Agus parla della felicità che tutti cerchiamo e siamo

Terre promesse, di Milena Agus (Genova, 1955), narra le storie di Raffaele, Ester, Felicita, Pietro maria, Gabriele, Gregorio e Marianna, personaggi in cerca di un loro personale paradiso.

Milena Agus (Genova, 1955) narra nel suo romanzo le storie leggermente astruse, delicate e a volte comiche di Raffaele ed Ester, di Felicita, di Pietro Maria, Gabriele, Gregorio e Marianna. Ciascun personaggio cerca il paradiso: può trattarsi della speranza di una vita migliore che spinge a lasciare la Sardegna per il Continente, o il desiderio di far nascere un figlio a Cagliari, lontano dal paese, o ancora il sogno di essere un musicista nella capitale mondiale del jazz. E vi è chi ha lasciato la Germania nazista per mettersi in salvo in una nuova patria.

Riportiamo qui uno dei primi episodi del libro: l’arrivo a Genova di Raffaele ed Ester, novelli sposi ed emigranti.

Dopo la festa, quasi tutto il paese andò dietro agli sposi fino alla stazione. Ma quando il treno si mosse, Ester non si affacciò al finestrino per salutare quelli che erano stati tutta la sua vita fino ad allora, e quando la nave salpò da Porto Torres, non guardò la sua isola scomparire nell’acqua, né vide gli uccelli migratori volare verso la loro terra promessa, in senso contrario, a sud.

L’esperienza della nave non le interessava. Non le interessava niente se non andarsene e dimenticare tutto, i vivi, i morti, il paese, la casa. Il peggio della sua vita era passato. In Continente, Raffaele sarebbe tornato ad essere il ragazzo di prima della guerra. A lei sarebbero spariti il mal di testa e l’insonnia. Finalmente avrebbe abitato in una stanza sana, luminosa, con una finestra in ogni stanza, e in inverno sarebbe andata al gabinetto senza doversi mettere il cappotto per attraversare il cortile. Immersa in questi pensieri, quando il marito scese in cabina, ebbe per lui un sorriso di gratitudine, che sul suo viso sembrò straordinario.

Alle prime luci dell’alba, Raffaele era già sul ponte della nave. Vide il Continente sorgere dalle acque, prima una striscia di terra lontana nella nebbia rosa. Poi Genova. Aveva sempre pensato che una terra promessa fosse un posto dove diventi completamente diverso. Almeno, era stato cosìi quando sulla banchina c’era lei ad aspettarlo, il suo nuovo amore, la sua nuova vita.

Adesso arrivava con Ester, sua moglie, e quell’idea di terra promessa non gli sembrava più tanto vera. Sbarcare in Continente con lei era portarsi dietro tutto quello di cui lui era fatto, il paese e la povertà. E ciò che mancava, sarebbe ormai sempre mancato alla sua vita.

Genova, però, era bellissima. Ventosa, alta, lunga, sottile, disegnata con una matita numero uno. Sarebbe stata per tutta la vita il suo rimorso, ma anche la sua nostalgia. Ecco cos’era davvero una terra promessa.

A Genova, Ester fu da subito molto infelice. L’angiporto dove avrebbero abitato le sembrò un livido incrocio di strade strette, contorte e malfamate. La casa da diseredati, tante scale ripide per arrivare a un corridoio dove, nel buio, stavano in piedi ad accoglierli i brutti vicini con cui avrebe dovuto condividere l’appartamento.

Raffaele spalancò le finestre per farle respirare l’aria di mare e ascoltare il fischio delle navi. Volle che si affacciasse su uno stretto cavedio di tetti che lui trovava color ardesia e lei grigio topo. Lassù vide un piccolo quadrato di cielo turchino. Guardando in basso, le vennero le vertigini.

Lo sposo non vedeva niente di quello che vedeva lei e le mostrava ogni cosa con orgoglio. Per un letto, un como, un armadio, due comodini e due poltroncine aveva speso tutti i risparmi fatti negli oltre dieci anni trascorsi dalla fine della guerra. Non gli era rimasto più un soldo.

“Abbiamo solo da dormire. Come mangeremo? Tu come mangiavi?” chiese Ester con il pianto in gola.

“I piatti andremo a comprarli domani”.

“Dai miei lavori di cucito non è avanzato quasi niente. I soldi li ho spesi per la cerimonia, i vestiti, il viaggio”.

“Oh, basterà comprare soltanto due pezzi di ogni cosa, Due piatti, due bicchieri, due posate”.

“Ma dove li metteremo se non c’è neppure una credenza?”

Crollò sul letto matrimoniale chiededosi perché era arrivata fin li.

Tratto da Terre promesse (Nottetempo, 2017).

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