Sulla rotta di Stendhal: il viaggio a Firenze del Club di Lettura “Se Una Notte..”

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Sulla rotta di Stendhal: il viaggio a Firenze del Club di Lettura “Se Una Notte..”

Sulla rotta di Stendhal: nella primavera 2016 il viaggio Firenze del Club di Lettura “Se Una Notte..”

Sulla rotta di Stendhal: dall’8 al 10 aprile 2016, il Club di Lettura “Se Una Notte..” ha compiuto un viaggio letterario a Firenze cui hanno partecipato oltre 35 lettrici e lettori con i loro familiari ed amici. Nei nostri itinerari abbiamo ricordato i numerosi autori che nello splendido capoluogo toscano soggiornarono; quelli che, come Dante, vi nacquero e che Firenze detestarono o amarono; e coloro che nella città ambientarono le loro opere o semplicemente le dedicarono parole.

Qui di seguito l’Introduzione del testo che ha funto da guida per il nostro viaggio, redatto grazie all’intervento dei suddetti autori.

Il viaggio a Firenze

A cura di Ludovica Valentini

Al Bel Paese, ai bei libri / And to our timeless living

INTRODUZIONE

Ieri l’altro, scendendo l’Appennino per arrivare a Firenze, il cuore mi batteva forte. Che puerilità! Finalmente, a una svolta il mio sguardo si è tuffato nella pianura e ho scorto di lontano, come una massa oscura, Santa Maria del Fiore e la sua famosa cupola… A rischio di perdere tutti quei piccoli effetti personali che ci si porta dietro quando si viaggia, ho disertato la carrozza subito dopo la cerimonia del passaporto. Ho guardato sovente tante di quelle vedute di Firenze che la conoscevo già e ho potuto camminare senza guida”.

Stendhal, Rome, Naples et Florence, citato in Attilio Brilli, Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale

Così si presenta Firenze agli occhi dell’esperto viaggiatore Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal, che ben conosce le meraviglie della penisola, tanto che nel 1828 tornerà a descriverle al cugino Romain Colomb in un libretto che, anticipando le funzioni del moderno vademecum, fornisce notizie sull’itinerario e consigli pratici per il trasporto e il soggiorno. Nell’ormai tradizionale viaggio noto come Grand Tour, – le cui origini si fanno risalire al secolo XV e che conosce un auge nel corso del ‘700, per poi seguire con le suggestioni romantiche del secolo XIX fino ad arrivare ai nostri giorni – la capitale del Granducato di Toscana è senz’altro tra le città da visitare: il suo fascino non conosce declino.

Il riserbo, il senso della misura, il rigore intellettuale delle architetture, non meno dell’elegante razionalità del paesaggio pettinato dalla mano dell’uomo, attraggono personaggi di raffinata cultura. Agli occhi del cittadino della tumultuosa Londra o delle fuligginose città industriali del Nord, Firenze con i suoi colli, la tersa luminosità, il senso della misura e la conca bipartita dall’Arno si rivela come un microcosmo ideale, una città immersa in un’arcana armonia.

Attilio Brilli, op. cit.

Ed è appunto a Firenze che si rivolge lo sguardo di un gruppo di viaggiatori di cui si dirà tra breve, il cui scopo è percorrere vie, soffermarsi nelle piazze, affacciarsi ad angoli e intravedere scorci che, attraverso questo o quell’autore, questo o quel poeta, sono stati fissati sulla pagina facendo da sfondo, quando non da protagonista, alle più diverse scene letterarie nel corso dei secoli.

Un passo indietro si impone per motivi di chiarezza: negli oltre venti anni di lavoro come insegnante presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, mi sono occupata di varie  attività intorno alla letteratura e in particolare del Club di Lettura, che ho creato nel 1993 ed ho portato avanti finora. L’iniziativa era nata dal desiderio di creare un luogo di incontro tra il pubblico generale e la nostra narrativa, non sempre accessibile per chi non segue corsi all’università.

I nostri programmi, anch’essi della durata di un anno accademico, si svolgevano da settembre a giugno e avevano lo scopo di fornire a lettrici e lettori in maggioranza catalano-parlanti una base di conoscenze del nostro panorama letterario che andasse da componimenti in un italiano delle origini come Il Cantico delle Creature fino a ‘novissimi’ della taglia di Giorgio Vasta o a celebrità come Elena Ferrante, passando per gli epigoni dell’800 e del ‘900 senza tralasciare qualche incursione, necessariamente minore per ragioni di difficoltà linguistica, nelle opere del Rinascimento, del Barocco o dell’epoca classica.

Evitando ogni esigenza scolastica, il Club ambiva ad ampliare l’orizzonte linguistico e letterario dei lettori esponendoli ad opere del nostro Paese che forse da soli non avrebbero affrontato, aiutandoli a sviluppare ulteriormente il loro vocabolario e ad approfondire la conoscenza della nostra cultura. L’idea era di rendere vicino il testo come veicolo di esperienza e percorso di scoperta, tenendo presente non solo il prodotto finale ma anche il processo creativo generante. Parte di questo aspetto del lavoro è stata anche l’organizzazione di incontri con scrittrici e scrittori italiani.

I gruppi di lettura, che si riunivano nella Biblioteca dell’Istituto in serate fisse durante il mese, hanno esplorato autori di epoche diverse così come diverse forme narrative – dal romanzo alla novella, dal racconto alla prosa autobiografica, dal saggio storico alla raccolta di versi. Tale lavoro, che si è consolidato negli anni, ha permesso di porre brevemente in luce anche i rapporti con altre letterature: nello sforzo di abbracciare quanto possibile di ciò che veniva offerto dal panorama sempre crescente della produzione del nostro Paese, gli incontri letterari hanno gettato un ponte verso culture d’oltre confine.

In questo senso va collocata l’apparizione, nel nostro programma di letture, del saggio Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione letteraria del Prof. Attilio Brilli, docente di Letteratura americana all’Università di Siena ed esperto di letteratura dei viaggi. Dopo aver esplorato per anni esempi di narrativa i cui personaggi si muovevano sullo sfondo di questo o quel luogo, questa o quella provincia, questa o quell’isola del nostro territorio nazionale, pareva giusto assumere come lettori una nuova prospettiva: osservare, cioè, il processo attraverso cui l’Italia era divenuta ciò che è nell’immaginario universale: la culla della bellezza ma anche il luogo dell’accadimento straordinario, in cui possono manifestarsi aspetti insospettati dell’individuo.

Va da sé che la lettura del saggio del Prof. Brilli ha suscitato un grande interesse: scoprire come nasce e si sviluppa la tradizione, quali luoghi divengono tappe obbligate per il viaggiatore, quali sono i mezzi i di trasporto e i pericoli a cui ci si espone, quali i protagonisti, i giudizi, le prospettive e gli umori. Ma oltre a ciò, nelle serate di dibattito è avvenuto qualcosa di imprevisto: lo spirito del Grand Tour infatti si è contagiato e dalla pagina è traboccato fino a generare un vero e proprio desiderio di avventura, la voglia di prendere un’iniziativa, di far qualcosa insomma sia pur minimo e con mezzi ridotti, che mettesse anche noi lettori contemporanei sulla rotta di Stendhal.

Di lì un gesto alla Fabrizio del Dongo nella celeberrima Certosa, vale a dire più impulsivo che coraggioso, più fondato sull’entusiasmo che meditato nelle conseguenze: proporre ai miei studenti un viaggio.

Nel suo avvincente lavoro, il Prof. Brilli prende le mosse da una voluminosa documentazione costituita da articoli giornalistici, cronache, documenti giuridici e bancari, taccuini, diari, guide, prose redatte da turisti spesso celebri come Wolfgang Goethe, Charles Dickens, Mark Twain, Henry James o lo stesso Stendhal, che da ogni parte d’Europa e d’America erano approdati alla Penisola. Attraverso tali testimonianze l’autore illustrava gli itinerari canonici e alternativi che nel corso dei secoli arricchiscono la tradizione del Grand Tour.

Il nostro progetto sarà invece modesto: riscopriremo una sola città attraverso le tracce presenti nella letteratura. La scelta di Firenze avviene così. E man mano che l’idea prende corpo, prevale la decisione di recuperare, per il nostro scopo, le pagine condivise dai gruppi di lettura nel corso dei molti anni passati insieme. Il viaggio a Firenze ci offrirà l’occasione di ricordare la nostra esperienza di amicizia, di esplorazione e di studio. Un po’ come dire la storia del Club.

Il presente lavoro raccoglie frammenti letterari e poetici tratti da opere lette nel trascorso degli anni accademici, opere e autori che in un modo o in un altro pongono il capoluogo toscano come scenario e che hanno fatto da guida al nostro itinerario, aiutandoci a ripercorrere le strade della città di Dante, non solo con lo spirito del pellegrino di altri tempi ma anche, se la dèa bendata ci è stata favorevole, con un pizzico di sano ancorché profondo incantamento, quel senso di sublime e d’ineffabile, di irripetibile e unico che colora l’esperienza stendhaliana, il cui celebre malessere proprio da Firenze la Storia ha tramandato fino a noi.

Nelle pagine che seguono si trovano illustrati, non necessariamente in modo cronologico, esempi di opere in prosa o in versi in cui la città si trova specchiata. Ci auguriamo che questa promenade letteraria possa parlare non solo di un luogo ma anche della natura molteplice di ogni creazione artistica e soprattutto dello straordinario viaggio a cui ogni libro ci invita.

Ludovica Valentini

I brani citati sono tratti dal testo Il viaggio a Firenze, a cura di Ludovica Valentini.

1 commento

  1. Quanti ricordi! Per fortuna ora con la pagina web possono raccogliersi, così come le foto. Dopo questo viaggio ne abbiamo fatto un altro per conoscere la Ferrara di Giorgio Bassani, ed è già in programma il terzo viaggio: questa volta si va all’ex capitale del Regno, l’elegante Torino.

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