L’identità italiana: alcune osservazioni di Ernesto Galli Della Loggia (2)

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L’identità italiana: alcune osservazioni di Ernesto Galli Della Loggia (2)

Continua l’analisi del Prof. Ernesto Galli Della Loggia sugli elementi che hanno caratterizzato il formarsi e il consolidarsi della nostra identità nazionale.

(segue)

Si è fatto riferimento a S. Francesco. Occorre, seguendo l’Autore, fare un passo indietro e ricordare il sostrato preesistente ai movimenti di riforma religiosa, dei quali il francescanesimo fu un esempio. Roma aveva unificato la penisola, privilegiando la parte meridionale e procedendo poi alla conquista delle zone settentrionali e d’oltralpe e infine dell’intero bacino mediterraneo. La sua presenza regolatrice da una parte e il decentramento di alcuni aspetti amministrativi dall’altra, avevano favorito nella penisola la nascita e la crescita di città  – cosa che ebbe conseguenze importanti anche dopo la caduta dell’impero. Ma anche gli appezzamenti di terra nelle campagne erano stati organizzati secondo un modello prettamente romano; dunque la divisione dello spazio urbano e rurale furono l’embrione su cui si formò la civilta comunale, con il suo forte spirito locale e di difesa del territorio.

A questo lascito si unì l’eredità linguistica del latino, al quale l’università di Bologna infuse nuova vita mediante la ripresa dello studio del diritto, basato anch’esso sull’ordinamento romano. Lo studio dello jus e del latinorum di manzoniana memoria proseguirono nell’Età Media, divenendo patrimonio esclusivo delle classi colte e dei rappresentanti della Chiesa, e staccandosi via via dalla vita della gente comune. Di qui forse, secondo l’Autore, lo scaturire di certa diffidenza, una sfiducia generalizzata nei confronti dello Stato e dei suoi rappresentanti che nel corso dei secoli diverrà parte consustanziale del nostro ‘essere italiani’.

Sfiducia peraltro coniugata con la fede: il vuoto di potere creatosi alla caduta di Roma, infatti, verrà colmato dalla Chiesa di Pietro, che si affermerà vieppiù nel corso dei secoli sia come guida spirituale delle anime sia come potenza temporale. Nel primo caso, nelle campagne dissestate e povere i predicatori porteranno agli umili un messaggio d’amore e di redenzione; si noti che nel Medio Evo si sviluppò il culto della Madonna, la cui diffusione avvenne proprio nei luoghi rurali della penisola come dimostrano l’esistenza di santuari, eremi e cappellette. Maria, madre sofferente di Cristo, capace di intercedere per noi presso Dio, permette al devoto un rapporto personale con la trascendenza. Tale aspetto di prossimità affettiva incarnato dalla madre per antonomasia verrà coltivato dalla predicazione cristiana fino a divenire un tratto distintivo del cattolicesimo italiano, e quindi della nostra identità. In senso più strettamente politico, invece, l’esistenza di uno Stato della Chiesa sarà una delle cause di frammentazione del nostro territorio nazionale nonché di ritardo nel processo di unificazione, culminatosi con la presa di Roma nella seconda metà del secolo XIX.     

Ludovica Valentini       

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