Dal BarLume di Marco Malvaldi, una pagina sull’Epifania (ma non come ce la immaginiamo)

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Dal BarLume di Marco Malvaldi l’Epifania viene vista dal punto di vista dei commercianti.

Nel giallo A bocce ferme, Marco Malvaldi (Pisa 1974) descrive l’Epifania non nei suoi aspetti giocosi o celebrativi ma con il fare pratico dei commercianti, che della festa non vedono l’ora di liberarsi.

Il giallo A bocce ferme di Marco Malvaldi (Pisa, 1974) narra l’ennesimo caso risolto grazie alla sagacità dei personaggi che popolano il BarLume di Pineta, luogo immaginario della Toscana. Qui il gestore del bar, Massimo, riesce a far convivere la sua logica con le astrusità di un gruppo di pensionati che stazionano nel bar: suo nonno Ampelio, Aldo, Pilade Del Tacca e il Rimediotti.

Qui riportiamo l’incipit del libro: l’Epifania vi viene descritta non nei suoi aspetti giocosi o celebrativi ma strettamente dal punto di vista dei commercianti, che secondo l’autore in realtà, sfiniti dal lungo periodo delle feste natalizie, arrivati al 6 gennaio vedono l’ora di liberarsene.

Ciò che rende veramente belle le feste di Natale è il fatto che il sei gennaio arriva la befana. Per l’essere umano qualsiasi attività piacevole, se si prolunga, a un certo punto inizia a risultare inconsapevolmente molesta, per poi diventare insopportabile. Tanto più insopportabile quanto più le persone intorno a noi non si rendono conto che la nostra disposizione d’animo è cambiata, e quel particolare stato delle cose che fino a non molto tempo prima ci accarezzava l’animo adesso ci sta scartavetrando la pazienza. Invece, con le feste di Natale, questo problema te lo risolve il calendario; arriva il sei gennaio e via, si ricomincia.


Che la fine delle feste sia un sollievo, quindi, è valido per la maggior parte degli esseri umani.
Ancor più valido, in particolare, quando tali esseri umani sono negozianti.
Libraie, commessi, camerieri, cassiere, insomma chiunque gestisca o lavori in un pubblico esercizio solitamente vive come una liberazione il momento in cui può grattare via le decorazioni natalizie dalla vetrina a cui lei stessa (o lui stesso) le ha gioiosamente appese (o appesi, nel caso si tratti di prosciutti col berretto da Babbo Natale) nei primi giorni di dicembre, canticchiando una canzoncina a base di slitte e renne con studiato distacco. Sbriciolato dall’assalto natalizio, e sfinito dal pigro trascinarsi dell’inevitabile Capodanno, con l’arrivo dell’Epifania ogni negozio termina, in qualche modo, la forzata convalescenza in cui vivacchia dall’inizio dell’anno e ricomincia con la vita normale.


Insomma, per farla breve: il sette gennaio è il giorno preferito dai negozianti di tutto il mondo.

Ludovica Valentini

 

Tratto da A bocce ferme (Sellerio, 2018).

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