Spazi pubblici e networks: “La bottega del caffè”, di Carlo Goldoni (2)

L’ascesa di una classe, la reputazione del negozio e la funzione sociale dell’esercizio. Da cui la maldicenza viene giustamente estromessa.

Goldoni orchestra travestimenti, scambi di persona e dialoghi per mettere in risalto qualità morali e aspetti della convivenza sociale in un mondo in trasformazione. Don Marzio ne rappresenta l’estremo sgradevole, Rinaldo è contrappunto esemplare. Eugenio, che a Ridolfo deve più di un salvataggio finanziario, dovrà infatti ammettere:

“ – Costui è un uomo di garbo: non vorrei pero che qualcheduno dicesse che è troppo dottore. Infatti per un caffettiere pare che dica troppo; ma in tutte le professioni vi sono degli uomini di talento e di probità. Finalmente non parla né di filosofia, né di matematica: parla da uomo di buon giudizio: e volesse il cielo che io ne avessi tanto, quanto egli ne ha.”

La bottega di Ridolfo riceve da lui l’impronta morale, il ‘buon nome’ che ne determina il successo. Nel libro Understanding Social Networks, Charles Kadushin parla del sistema denominato ‘rete’ (network): la rete si stabilisce quando avviene una comunicazione tra due o più persone o tra due o più enti. La bottega di Ridolfo è parte di una rete di rapporti, o meglio un ‘nodo’, ossia un punto di emissione e intersezione di dati all’interno della rete stessa. Secondo Kadushin, gli elementi naturalmente affini tendono ad aggregarsi tra loro: idee e principi si estendono e sono condivisi da chi partecipa di questo rapporto. In questo senso, La Bottega del Caffè è allora uno spazio di comunicazione ma anche di irradiazione di valori: il ‘bene’ esercitato da Ridolfo, il ‘male’ messo in atto da Don Marzio.

Bisogna poi considerare l’aspetto di mobilità sociale di cui La Bottega del Caffé si fa interprete, a cominciare dallo stesso Ridolfo, il quale ha investito nel negozio i propri risparmi dopo essere stato a lungo al servizio del padre di Eugenio. La sua è un’ascesa meritata cui fa riscontro un atteggiamento umano e professionale discreto e generoso. Ma all’altruismo, Ridolfo affianca lo spirito dell’impresario che vuole veder prosperare il negozio. Del suo garzone Trappola dice: “- E’ grazioso costui; spero che farà bene per la mia bottega, perché in quelle botteghe dove vi è qualcuno che sappia fare il buffone, tutti corrono.” Insomma, è importante non solo che si venda ma anche che la gente parli bene di noi.

Don Marzio invece cerca di seminare zizzania ovunque. Ma il segno negativo dei suoi enunciati, la diffamazione, costerà al personaggio non solo l’impopolarità ma addirittura l’estromissione definitiva dalla rete.

“ – [..] La mia trista lingua, o presto o tardi, mi doveva condurre a qualche gran precipizio. Ella mi ha acquistata l’infamia, che è il peggiore dei mali [..] Ho perduto il credito e non lo riacquisto mai più. Anderò via da questa città [..], e per causa della mia trista lingua mi priverò d’un paese in cui tutti vivono bene, tutti godono la libertà, la pace, il divertimento, quando sanno essere prudenti, cauti ed onorati.”

La Bottega del Caffè ci mostra insomma, come luogo scenico e specchio del reale, aspetti di una società in trasformazione e la complessa tessitura di rapporti umani che nascono, si evolvono o muoiono secondo precisi criteri morali. Chi può dubitare ancora dell’importanza di un buon cappuccino?

Ludovica Valentini

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0 commenti

  1. Goldoni qui punisce giustamente colui che sparla degli altri e cerca di rovinarli a furia di maldicenza. Bisognerebbe consigliare la lettura de”La bottega del caffè” a chi oggi si dedica a fare lo stesso attraverso i mezzi di comunicazione e le reti sociali. Ci sono molti Don Marzio, ahimé, attualmente, e non siedono solo ai tavolini dei bar.

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