Passione e conflitto ne “La madre” di Grazia Delèdda

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L’unico premio Nobel per la letteratura conferito a una scrittrice italiana andò nel 1926 a Grazia Delèdda (1871-1936), autrice di origini sarde che visse per lungo tempo a Roma. Il suo mondo poetico, fortemente legato a quello arcaico dei contadini, dei pastori e dei servi, vive nelle sue pagine con toni fortemente drammatici, e vi fanno spicco gli elementi del paesaggio, spesso associato alle emozioni e ai turbamenti dei personaggi. La Sardegna rurale, mai dimenticata dall’autrice, diviene l’universo in cui centrare storie in cui si presentano conflitti tra passione e dovere, tra aneliti di libertà e atavico istinto di obbedienza.

E’ il caso de La madre, novella che affronta la dualità tra il desiderio carnale e un senso del dovere vissuto con rammarico attraverso le vicende di Paulo, giovane sacerdote nel paesino di Aar. La presenza vigile di sua madre e le reazioni di lei, incidono sulla coscienza del giovane e sui suoi sentimenti sconvolti. L’azione comincia di notte, l’ennesima in cui il sacerdote esce dalla sua modesta abitazione per raggiungere Agnese, giovane e sola, erede della famiglia di proprietari che domina il villaggio.

Benché il conflitto agisca nella mente e nel cuore del giovane prete, è sulla madre di lui che Grazia Delèdda centra molte delle pagine: non facile è stato tirare su quel figlio e togliere se stessa e il bambino dalla miseria:

Trovava ingiusto che Dio le mandasse un dolore così. Ed ecco di nuovo ricostruiva tutto il suo povero passato, frugando nei suoi giorni per trovarvi il seme del male presente: e tutti i suoi giorni erano lì, sul suo grembo, duri e puri come i grani del rosario che le sue dita tremanti palpavano.

Il figlio, che ne è consapevole, si ribella interiormente a quella sudditanza, eppure i sensi di colpa lo assediano:

Ma al ricordo di sua madre serva, anzi meno che serva, sguattera nella cucina del Seminario, si riallacciavano i ricordi più umilianti della sua adolescenza. Eppure ella serviva per lui. Nei giorni di confessione e comunione, i superiori lo costringevano ad andare a baciarle la mano per chiederle perdono delle mancanze commesse. Quella mano ch’ella si asciugava rapida con lo strofinaccio, odorava di lisciva ed era tutta screpolata come un muro vecchio; egli provava vergogna e rabbia nel baciarla, ma domandava perdono a Dio di non poter chiedere perdono a lei.

In una natura vivida e forte in cui gli elementi atmosferici riflettono, ingigantendoli, gli stati d’animo dei personaggi, si consuma il dramma dell’uomo, obbligato dal destino a una vita di castità, e quello della madre, la quale, pur ferma nelle proprie convinzioni, giunge a interrogarsi sulla giustezza delle regole umane:

E qualche cosa le pesava sul cuore, come se anche dentro di lei un suo viscere si fosse paralizzato e le impedisse di respirare bene. Mentre mutava la federa del guanciale, levandone quella che il suo Paulo aveva bagnata d’un sudore d’angoscia, pensò, per la prima volta in vita sua: “Ma perché i preti non possono sposarsi?”.

Magistrale tocco di Grazia Delèdda, capace di conferire modernità a una storia di altri tempi. Il finale però non presenta vie d’uscita ma solo sacrifici per ciascuno dei personaggi. Per uno di loro sarà ineluttabile:

Gli occhi della madre erano socchiusi, ma vitrei, e la pupilla era salita in su, scomparsa; il rosario le cadde di mano, la testa si piegò sul fianco della donna che la reggeva.

Ludovica Valentini

0 commenti

  1. Su questo piccolo capolavoro l’opinione degli studenti è stata diversa: c’è chi ha amato la modernità della Delèdda e chi invece si è sentito un po’ prigioniero della sua prosa ‘ottocentesca’. Ma il personaggio di Paulo e l’analisi del rapporto filiale-materno sono di altissimo livello.

  2. Siccome non mi la sento di scrivere un’altra volta su quello cho ho scritto già solo ripeto che a me he piaciuto tantissimo come ci fa sentire la sua sofferenza di madre, anzi, mi piace il suo stile ottocentesco

    Viviana

  3. Cara Viviana, hai ragione. La sofferenza di lei e il conflitto di Paulo, il figlio. Di fatto molte cose di Maddalena, la madre, le vediamo attraverso i pensieri e i giudizi di Paulo. Scrittura dell’800 e un approccio modernissimo al tema della libertà, osservato attraverso il dramma che si svolge nella vita del sacerdote. Paulo non ha la vocazione, quello che vorrebbe è fuggire con Agnese. Non per niente Delèdda ricevette il Nobel per la Letteratura!

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